Giulio Einaudi editore

Il museo. Una storia mondiale

II. L'affermazione europea, 1789-1850
Il museo. Una storia mondiale
II. L'affermazione europea, 1789-1850
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In questo secondo volume del suo grande progetto storico-culturale, Krzysztof Pomian ricostruisce l'affermazione del museo nei paesi dell'Europa occidentale dal 1789 al 1850. Si tratta di un periodo breve ma estremamente denso e cruciale per la storia dei musei, che abbraccia la Rivoluzione francese, l'Impero napoleonico e un gran numero di istituzioni museali, dalla Spagna alla Danimarca passando per la Gran Bretagna, la Francia e la Germania.

Con 114 illustrazioni a colori nel testo.

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Piano dell'opera:
I. Dal tesoro al museo
II. L'affermazione europea, 1789-1850
III. Alla conquista del mondo, 1850-2020

2022
Grandi Opere
pp. XIV - 394
€ 85,00
ISBN 9788806250218

Il libro

Con la Rivoluzione francese, l’accesso ai capolavori artistici fu elevato al rango dei diritti dell’uomo, e il museo, deputato a garantirne l’esercizio, divenne l’attributo fondante di una nazione. Il rivoluzionario e imperiale Louvre ne è il prototipo. In Europa, l’impatto del 1789 si protrasse fino alla metà del XIX secolo. Il saccheggio praticato dagli eserciti rivoluzionari e imperiali a beneficio della Francia rese gli individui consapevoli del carattere emblematico dei beni artistico-culturali per i popoli, e i musei contribuirono a legittimare il potere del sovrano conferendogli un carattere nazionale. Il Prado, la National Gallery, il British Museum, i musei borghesi di Francoforte e Lipsia cosí come l’Altes Museum di Berlino, la Gliptoteca e la Pinacoteca di Monaco, il Walhalla vicino a Ratisbona, nonché le innovazioni intervenute nei musei danesi, sono tutti il prodotto di questa dinamica. Con la rivoluzione industriale, che trovò la sua piú compiuta espressione nell’Esposizione universale di Londra del 1851, si chiude un’epoca che trasformò per sempre l’istituzione museale, trasformandola in una realtà democratica e nazionale.

La politica museale rivoluzionaria e imperiale produsse effetti in gran parte dell’Europa continentale. L’affermazione del museo inizia con l’apertura al Louvre del Muséum Français che esponeva, in principio, l’ex collezione reale, e prosegue seguendo la storia movimentata di quell’istituzione, esemplare museo rivoluzionario divenuto poi Musée Napoléon, raccolta di opere d’arte saccheggiate in quasi tutti i paesi europei che verranno restituite dopo Waterloo. Ad accompagnarlo era il Museo di Versailles, destinato alla scuola francese. Vengono poi i musei parigini fondati o trasformati durante questo periodo: il Muséum national d’histoire naturelle, il Conservatoire des arts et métiers, il Cabinet d’anatomie, il Musée de l’Artillerie e il Musée des Monuments français. Passando in rassegna i musei di provincia, Krzysztof Pomian valuta la portata del decreto consolare del 14 fruttidoro dell’anno IX (1° settembre 1801), che legalizzò o creò quindici nuovi musei nelle città francesi di provincia e nei territori conquistati (Bruxelles, Ginevra, Magonza). A questi si aggiunsero i musei fondati nel Regno napoleonico d’Italia e nei Paesi Bassi. Ma le conseguenze di questo periodo cruciale non finiscono qui: esso comportò anche la seconda grande redistribuzione di opere d’arte in Europa dopo quella della guerra dei Trent’anni, principalmente a vantaggio della Gran Bretagna. Imponendo l’idea che l’accesso alle opere d’arte fa parte dei diritti dell’uomo, questo momento storico elevò il museo – piú precisamente il museo d’arte – al rango di istituzione indispensabile in un paese civilizzato.

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