Giulio Einaudi editore

La mia parte di gioia

Taccuini 1989-1992
La mia parte di gioia
Taccuini 1989-1992
Mondadori Store Amazon IBS La Feltrinelli

«Ho fatto bene a rubare, sempre, la mia parte di gioia a tutto e a tutti».

2013
Supercoralli
pp. X - 232
€ 19,50
ISBN 9788806217358
A cura di

Il libro

«Quanta storia, emozioni, morti, amori in queste poche frasi che ho tracciato… magari qualcuno scrivesse questa storia per me». Coltivando il vizio di parlare a se stessa piú veloce del calendario, invadendo con le parole di oggi le pagine di domani, in un tentativo subito fallito d’imbrigliare la sua voce nella griglia prestampata dei giorni, Goliarda Sapienza trasforma la scrittura autobiografica in battaglia. E quel vizio, assecondato quasi per caso fin dal 1976, cresce e matura con lei sino agli ultimi anni. È un bisogno ormai consapevole, conosciuto – che ruba tempo ai romanzi in attesa di essere scritti, al silenzio dei rifugi marini, al lavoro sul palcoscenico e alle ore con gli amici, fonte di felicità piena -, a cui Goliarda concede d’infilarsi in ogni momento, senza censure con se stessa, mettendo a nudo il suo vero sentire. Cosí si trova costretta ad aggiungere fogli alle agende, troppo brevi per contenere la vitalità della sua voce. Questa seconda selezione delle ottomila pagine scritte a mano – dopo la prima, pubblicata sotto il titolo Il vizio di parlare a me stessa – ci rivela una Goliarda concreta, che ama lavorare nel cinema e in teatro cosí come cucinare; propositiva, quando cerca la voce e la strada per nuove opere letterarie; riflessiva, mentre valuta la sua condizione fisica e persino estetica; saggia, che fa i conti con la vecchiaia e tira le fila della sua esistenza; viva e sempre alla ricerca dei momenti di grazia, di gioia, come quelli che solo l’amore sa dare. Sfogliando i suoi taccuini, possiamo scoprire ancora nuovi aspetti di una donna unica e multiforme, in un Novecento italiano troppo spesso ostile e inadeguato, e accompagnarla nell’ultimo tratto della sua vita verso una conclusione che non è una vera fine, ma anch’essa un’aggiunta, una nota che ha il sapore della salvezza quando le pagine sono finite.

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