Giulio Einaudi editore

Storie di Gap

Terrorismo urbano e Resistenza
Storie di Gap
Terrorismo urbano e Resistenza
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Il primo vero resoconto storico dei Gap, i «Gruppi di azione patriottica» nella Resistenza italiana: partendo da documenti d'archivio ancora inediti, Santo Peli ricostruisce un fenomeno complesso e controverso, in gran parte ancora inesplorato.

2014
Einaudi Storia
pp. 288
€ 30,00
ISBN 9788806222857

Il libro

I Gap, componente esigua ma rilevante del movimento di Resistenza, occupano un posto marginale nella memoria collettiva e nella storiografia
resistenziale. Due ragioni spiegano tale marginalità: da un lato i Gap combattono secondo le modalità classiche del terrorismo, cioè con uccisioni
mirate di singoli individui e con attentati dinamitardi; dall’altro sono organizzati e diretti dal Partito comunista, e dunque restano, durante e dopo la Resistenza, connotati politicamente in modo molto piú marcato delle altre formazioni partigiane. Quella dei Gap viene dunque in prevalenza
percepita come «un’altra storia», su cui si sono esercitati anatemi con piú
virulenza che sulla Resistenza in generale. Nell’immaginario collettivo,
alcuni dei piú intricati nodi politici ed etici della lotta resistenziale messi in evidenza dalla pratica del terrorismo urbano continuano, ancor oggi, ad essere schiacciati tra deprecazioni calunniose e acritiche esaltazioni, che prescindono da una reale conoscenza dei fatti. Per la prima volta,
origini, sviluppo, difficoltà, successi e fallimenti dei Gap vengono analizzati nell’unico contesto che li rende comprensibili, nella storia della Resistenza. Le condizioni esistenziali e materiali nelle quali i Gap agiscono, le risorse di cui dispongono, la difficile decisione di uccidere a sangue freddo, e i diversi modi in cui si pongono il problema delle rappresaglie, della tortura, della morte, escono finalmente dal mito e dalla demonizzazione liquidatoria.

Nell’aprile 1943 Antonio Roasio, uno
dei tre responsabili del centro interno
del Partito comunista, invia una lettera
«strettamente riservata» alle organizzazioni regionali, in cui fa presente a tutte
le strutture di partito l’urgente necessità
di attrezzare «i militanti alla lotta armata a mezzo dell’organizzazione di “Gruppi di azione patriottica”, capaci di condurre azioni di sabotaggio delle attrezzature militari contro i massimi dirigenti
del partito fascista». Il primo documento scritto in cui si fa riferimento ai Gap
è, con ogni probabilità, proprio questo.
A livello pratico, però, le prime iniziative concrete verranno messe in atto solo dopo l’armistizio dell’8 settembre che,
imponendo un brusco cambiamento
della situazione generale italiana, riportò in primo piano l’esigenza di organizzare concretamente la guerra di liberazione. A partire dal racconto degli attentati piú eclatanti – dal colonnello Gobbi
al questore Nicolini Santamaria – Santo Peli ripercorre con rigore e imparzialità l’intera vicenda dei Gap per superare
le molte «leggende» e restituire ai lettori
una ricostruzione lontana dalla retorica
e dalla speculazione. Dai profili biografici dei protagonisti alle questioni cruciali – il rapporto fra gappismo e resistenza armata, il tema della rappresaglia,
il problema del consenso fra la popolazione – dalla lotta partigiana alle ripercussioni sul nostro passato recente, questo libro colma una lacuna rilevante nel
panorama dell’analisi storica del nostro Paese.

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