Giulio Einaudi editore

Le origini della civiltà

Una controstoria
Le origini della civiltà
Una controstoria
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Come e perché gli uomini smisero di essere cacciatori e raccoglitori per dare vita a comunità sedentarie dipendenti dal bestiame e dai cereali? Come e perché si formarono le prime organizzazioni statali? Il provocatorio racconto della nascita della civiltà, che demolisce molti luoghi comuni.

«Un'acuta visione del piú importante cambiamento nella storia dell'umanità prima della rivoluzione industriale. Cosí andrebbe scritta la storia».
«The Guardian»

2018
La Biblioteca
pp. 280
€ 28,00
ISBN 9788806238759
Traduzione di

Il libro

La maggior parte della gente crede che la domesticazione degli animali e la coltivazione abbiano alla fine permesso agli esseri umani di stabilirsi, formando villaggi, città e stati agrari, rendendo cosí possibile la civiltà, la legge, l’ordine pubblico e un modo di vivere presumibilmente sicuro. Tuttavia le prove archeologiche e storiche mettono in discussione questa narrazione. I primi stati agrari nacquero da un accumulo di domesticazioni: prima del fuoco, poi delle piante, del bestiame, ma anche delle persone assoggettate allo stato, dei prigionieri e infine delle donne all’interno della famiglia patriarcale, tutti elementi che possono essere considerati un modo per ottenere il controllo sulla riproduzione.
James C. Scott analizza il motivo per cui per un periodo l’uomo evitò la sedentarietà e l’agricoltura con l’aratro, sfruttando i vantaggi della sussistenza mobile; considera le epidemie di malattie imprevedibili derivate dalla concentrazione di piante, animali domestici, granaglie; e spiega perché tutti i primi stati si basarono su miglio, cereali e schiavismo. Affrontando infine il tema della vita al di fuori dello stato, la vita dei «barbari», spesso piú facile, libera e sana di quella all’interno della civiltà.

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