Giulio Einaudi editore

Piena disoccupazione

Vivere e competere nella società del quaternario
Copertina del libro Piena disoccupazione di Massimo Gaggi, Edoardo Narduzzi
Piena disoccupazione
Vivere e competere nella società del quaternario
Mondadori Store Amazon IBS La Feltrinelli

Il mondo del lavoro tradizionale non c'è più, mentre avanza l'economia del quaternario. Ed è molto meglio così.

2007
Gli struzzi
pp. 166
€ 14,50
ISBN 9788806187170

Il libro

Siamo entrati nella società della piena disoccupazione, dominata da servizi innovativi e ad alto valore aggiunto, nella quale tramonta la cultura del lavoro salariato. Anche se il fenomeno spaventa e scalda gli animi, tra sinistra antagonista e destra sociale, con i nuovi meccanismi di produzione del quaternario il lavoro resterà necessariamente flessibile e volatile. Per la politica la sfida è complessa e ineludibile. Solo le comunità capaci di adattarsi al cambiamento, anche rivoluzionando l’organizzazione dello Stato sociale, riusciranno a ottenere benefici dall’avvento della società dei servizi personalizzati. Per quei Paesi che si riveleranno incapaci di governare il mutamento, il declino è ormai dietro l’angolo.

La sostenibilità sociale della rivoluzione innescata dall’avvento del quaternario passa per classi dirigenti capaci di prender atto che il vero problema non è quello di combattere il precariato ricorrendo a strumenti che si sono già dimostrati inefficaci, ma di saper gestire la sfida della “piena disoccupazione” creando crescita, nuove opportunità di lavoro e strumenti di protezione sociale per chi deve affrontare una vita lavorativa più frammentata. Trovando dunque soluzioni concrete per ridimensionare il potere del capitale apolide. L’America è già pienamente lanciata nella valorizzazione delle opportunità, mentre l’Europa marcia a due velocità: più dinamici gli anglosassoni, gli scandinavi e la Spagna, più prudente e timoroso il vecchio «cuore» italo-franco-tedesco. Intanto la crescita di importanza della Cina consolida «l’asse Pacifico» a discapito del Vecchio Continente. Paradossalmente il made in Italy nel quaternario avrebbe tutte le carte per giocare una partita vincente a livello globale, a condizione che si affermi una nuova generazione di imprenditori visionari e coraggiosi.

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