Giulio Einaudi editore

Il secolo

Casaldáliga ha avuto molte vite, e in ognuna di esse ha inevitabilmente fallito l'appuntamento con ciò che ha sempre agognato: un'immagine «nitida e inconfondibile» di se stesso, un qualcosa che si potesse chiamare destino. Abulico e vile, Casaldáliga è un giudice in pensione che, alle soglie della morte, riannoda i fili di un'esistenza costantemente determinata dalla passività e dall'indecisione. Almeno fino a quel 1939 in cui divenne un delatore. Cosa spinge un uomo a tradire, a cedere alle peggiori nefandezze anche quando all'apparenza non vi sarebbe costretto, è il tema del Secolo. Il legame tra tempo, destino e identità è il tema di ogni libro di Javier Marías.

2013
L'Arcipelago Einaudi
pp. 296
€ 15,00
ISBN 9788806200817
Traduzione di

Il libro

«Il secolo è un libro assai strano, con i suoi
capitoli alterni in prima e in terza persona.
Nella serie dispari (cinque capitoli), la voce
narrante è quella del vecchio Casaldáliga,
giudice in pensione da tempo agonizzante,
che immobile di fronte al lago sulle cui
sponde vive, ricorda il passato e descrive la
sua situazione presente, che assume i caratteri
di una farsa piú che di nessun’altra cosa.
Nella serie pari (quattro capitoli), si racconta
la storia di quello stesso personaggio fino ai
suoi trentanove anni, sottintendendo che sia
nato col secolo, esattamente nel 1900. Nella
sua ricerca di un destino “nitido e inconfondibile”
il protagonista tenta dapprima di farsi
martire per amore, poi eroe di guerra, e infine
decide di diventare delatore. Per quanto,
piú che tentare di mettere in atto i primi
due destini, egli accarezzi piuttosto l’idea di
esservi spinto, giacché questa è la storia di
un abulico, di un vile, di un uomo passivo e
indeciso, almeno fino al 1939, anno in cui finalmente
passa ad avere parte attiva.
Credo che se m’interessò questo argomento
ciò si dovette in parte a una questione di famiglia.
Mio padre fu denunciato nel 1939,
poco dopo la fine della Guerra Civile, da
quello che era stato il suo migliore amico, e
per questo trascorse un periodo in carcere.
Questa storia mi aveva sempre impressionato
fin da bambino, come anche la rivelazione
che uno dei nostri scrittori piú famosi si
fosse offerto come delatore, pare, al “Corpo
d’Indagine e Vigilanza” franchista in piena
guerra, per “fornire dati su persone e comportamenti”,
proprio quando fare nomi significava mandare direttamente al muro chi
li portava. Immagino che con questo romanzo
io volessi in parte tentare di spiegarmi in
che modo persone di valore o degne di stima,
dalle quali in teoria era difficile aspettarsi nefandezze,
potessero arrivare a commettere la
peggiore delle viltà senza in apparenza esservi
indotte o costrette con la forza. Ma questo
è solo un aspetto del romanzo…»


Javier Marías

***

«Ogni frase di questo libro comunica il senso del tempo, del secolo,
che a sua volta diventa non solo il secolo in cui vive Casaldáliga,
in cui viviamo noi, ma anche il secolo, il mondo, la vita».


«ABC»

Altri libri diJavier Marías