Giulio Einaudi editore

I giorni dell’arcobaleno

I giorni dell’arcobaleno
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Questo è un romanzo di ragazzi ostinati e di ragazze che sanno colorare di musica una città grigia, di padri e di figli, di maestri e di allievi.
È la storia di come l'allegria di chi non si arrende può essere piú forte di un governo violento e corrotto. È il racconto di come si ritrova la speranza anche nei tempi piú bui: pochi altri scrittori oggi sanno farlo bene come Antonio Skármeta.

2013
Supercoralli
pp. 184
€ 19,00
ISBN 9788806192396
Traduzione di

Il libro

Capita che una mattina nella tua classe
entrano due tizi e portano via il professore
di filosofia. E se sei nel Cile di Pinochet
questo vuol dire solo una cosa: che il
professore rischia di diventare un desaparecido.
È il pericolo che si corre quando si
riempie la testa dei ragazzi con le minacciose
idee di rivoluzionari come Socrate
o Platone, quando si fa leggere l’Etica di
Aristotele, quando si insegna che «il bene
è il bene. La giustizia è la giustizia».
Ma il professor Santos è anche il padre
di Nico, che, seduto in un banco di quella
classe, assiste impotente all’arresto (al
rapimento) del genitore.

Il padre della sua fidanzata è incastrato
in una situazione solo leggermente migliore.
Adrián Bettini è il piú bravo pubblicitario
del paese… o, meglio, lo era
prima che il regime lo costringesse a una
specie di sofferto esilio. Quando (siamo
nel 1988) Pinochet decide di indire un referendum
su se stesso per dare una patina
di democrazia e legittimità popolare alla
sua dittatura, Bettini riceve dal famigerato
ministro degli Interni una proposta
che lo lascia a dir poco spiazzato: dirigere
la campagna per il Sí. Pochi avrebbero
il coraggio di rifiutare: ancora meno quelli
che accetterebbero di guidare la campagna
del No, quella del fronte delle opposizioni.
Chi potrebbe essere tanto pazzo
da rischiare la vita per lanciarsi in una
missione cosí disperata come convincere
un paese rassegnato, a cui hanno rubato
la speranza, piegato da decenni di un regime
cieco e violento, a dire No!, a urlare Basta!, a tornare a sorridere, a immaginare
il futuro?

Già, chi?

Mescolando con la sua penna delicata
e sensibile realtà storica e invenzione romanzesca,
Skármeta regala ai suoi lettori
un apologo sulla libertà e la speranza. Uno
di quelli che non si dimenticano.

***

«Gioia e dolore sono il materiale del canto di Skármeta:
è grazie a loro che, con calma vitale e parole semplici,
riesce a mettere insieme la tragedia, la scoperta
e l’ottimismo».


«El País»

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