Giulio Einaudi editore

Tra i pericoli di oscure trame integraliste e la speranza di un nuovo amore, un poeta-giornalista cerca di condurre un'indagine nella Turchia profonda.
Il nuovo romanzo dell'autore di Il mio nome è Rosso.

2004
Supercoralli
pp. 468
€ 19,50
ISBN 9788806170042

Il libro

Mandato a scrivere un reportage in una lontana città turca di confine, il poeta Ka deve fare i conti con la propria crisi esistenziale e spirituale, e con alcuni fatti inquietanti. Negli ultimi tempi, in città, sono avvenuti degli strani suicidi:ragazze obbligate a togliere il velo per entrare all’università hanno preferito farla finita. E poi terroristi islamici che minacciano attentati, e militari nazionalisti che preparano la repressione. Ka cerca di non farsi coinvolgere dalla tragedia che sta per insanguinare il piccolo centro. Tutto ciò che vuole è convincere Ipek, la donna che ama, a fuggire con lui in Germania. Intanto la neve, indifferente ai complotti, agli omicidi, all’odio e alle altre passioni umane, continua a cadere.

Il poeta Ka, esule in Germania da molti anni, ritorna in Turchia e viene mandato per un reportage a Kars, città di confine tra Turchia, Armenia e Georgia. Qui, negli ultimi tempi, sono avvenuti alcuni suicidi: giovani ragazze si sono uccise, a quanto sembra, perché costrette a togliersi il velo nelle aule dell’università.
Investita da una tormenta di neve, la città è un guazzabuglio di etnie e fazioni politiche. Ci sono turchi, curdi, georgiani, ci sono nazionalisti laici e integralisti religiosi. C’è la polizia segreta, c’è l’esercito e ci sono i terroristi islamici. Ka inizia la sua indagine, mentre la neve continua a cadere e le strade vengono chiuse. Kars è isolata.
In città Ka rivede dopo diversi anni Ipek, una compagna di università molto bella, trasferitasi a Kars con il marito da cui ora è separata. Ka se ne innamora e sogna di portarla con sé in Germania. Per realizzare questo sogno farà di tutto, fino a rischiare la vita e a tradire chi aveva avuto fiducia in lui.
La situazione precipita quando una compagnia di teatro mette in scena un dramma degli anni Venti, scritto in sostegno della laicità dello Stato fondato da Atatürk, dove una donna, coraggiosamente, brucia il chador in pubblico. Durante lo spettacolo alcuni giovani del liceo religioso inscenano una protesta. E la serata finisce nel sangue.
Ka viene coinvolto suo malgrado. È uno spettatore imparziale, ma molto confuso. Non sa nemmeno rispondere alla domanda: credi in Dio? Sostiene che a Kars ha ritrovato Allah, ma poi l’unica cosa che gli interessa è la ricerca, molto occidentale, della felicità.
Il dilemma di Ka ruota intorno al confronto tra Occidente e Islam. Il complesso di inferiorità che i personaggi del libro dicono di sentire verso la ricchezza occidentale. La reazione di vergogna o di rabbia, e quindi i tentativi di assomigliare agli occidentali, o di volerli uccidere tutti. Le voci della ragionevolezza, come il padre di Ipek, vengono messe a tacere. In questo luogo di confine, lontano dalla vetrina internazionale di Istanbul, l’unica alternativa al fondamentalismo sembra essere la repressione militare. E viceversa.

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