Wu Ming![]() Altai
2009
Stile libero Big pp. 424 € 19,50 ISBN 9788806198961
«Che segno è quando un arcobaleno appare, non c'è stata pioggia e l'aria è secca e tersa? |
Venezia, Anno Domini 1569. Un boato scuote la notte, il cielo è rosso e grava sulla laguna: è l'Arsenale che va a fuoco, si apre la caccia al colpevole. Un agente della Serenissima fugge verso oriente, smarrito, «l'anima rigirata come un paio di brache». Costantinopoli sarà l'approdo. Sulla vetta della potenza ottomana conoscerà Giuseppe Nasi, nemico e spauracchio d'Europa, potente giudeo che dal Bosforo lancia una sfida al mondo e a due millenni di oppressione.
Intanto, ai confini dell'impero, un altro uomo si mette in viaggio, per l'ultimo appuntamento con la Storia. Porta al collo una moneta, ricordo del Regno dei Folli.
Echi di rivolte, intrighi, scontri di civiltà. Nuove macchine scatenano forze inattese, incalzano il tempo e lo fanno sbandare. Nicosia, Famagosta, Lepanto: uomini e navi corrono verso lo scontro finale.
Wu Ming, il collettivo di scrittori che al suo esordio si firmò «Luther Blissett», torna nel mondo del suo primo romanzo.
«Molti credono che il Signore disperse le lingue degli uomini per punirli, ma è l'esatto contrario. Egli vide che l'uniformità li rendeva superbi, dediti a imprese tanto eccessive quanto inutili. Allora si rese conto che l'umanità aveva bisogno di un correttivo e ci fece dono delle differenze.
Cosí i muratori, di costumi e fedi diversi, devono trovare un modus vivendi che consenta di portare a termine l'edificio».
«- Tu hai mai avuto un sogno, Manuel?
La risposta uscí come un singulto.
- Sí, non essere giudeo. Fu mio padre ad avverarlo.
- Ti capisco piú di quanto non immagini. Perché rimanere deboli quando si può diventare forti?
Ma io non mi accontento di trasformare me stesso. Voglio trasformare un popolo. Da debole a forte.
Da diviso a unito. Da ospite mal sopportato a padrone del proprio destino. Da fuggiasco a
protettore di chi fugge. Sono millecinquecento anni che scappiamo. È giunto il momento di fermarci».
Commenti
Altai, il falco sacro, vola su un tempo lontano in cui si incrociano sefarditi, muezzin,eretici, crociati e illusi, su una strada polverosa in cui si decantano inganni, tradimenti, persecuzioni, imprese e meschinità, dove i cadaveri sono il marchio della storia e gli uomini le sagome degli eventi. Un libro di identità nascoste, di smarrimenti e ritrovi, di fughe che hanno il sapore della vittoria e di ritorni che hanno il lezzo della sconfitta. Ismail e Manuel si muovono in un magma di fatti nel tentativo folle di essere al tempo stesso quotidianità ed esistenza, nella rincorsa disperata ad una affermazione di sé che sia Storia, un viaggio vorticoso tra Venezia, Dubrovnik, Salonicco, Costantinopoli e Cipro, un peregrinare costante in cui tutti sono inseguiti ed irradiati dalla morte, unico spettro che divide gli uomini in eroi e codardi. Q è l¿orizzonte necessario, una partenza di cui nessun lettore può privarsi, a cui tutti devono tornare per dare senso e significato ad esistenze che possono essere lette in un prima o un dopo sfalsati ma che vanno recuperate nella loro interezza. Come negli incontri improvvisi il passato è il demone che ci logora, cosa ha fatto e cosa è stato prima di incontrarmi? Questa è la domanda che ci attanaglia in ogni nuova scoperta, così leggendo Altai tutti dovranno chiedersi: cosa è stato Ismail prima di essere Ismail? In questa domanda tutto il valore di quell¿attimo di storicità che Gert dal Pozzo ancora si concede prima di ritirarsi nel deserto, non perché insegua ancora ideali, ormai sepolti nell¿incontro con gli uomini, ma solo per amore e riconoscenza verso una donna e suo figlio, perché prima di fuggire bisogna estinguere i debiti e lavare le colpe. La vittima e l¿inquisitore l¿ uno accanto all¿altro, la vittima e l¿inquisitore l¿uno nell¿altro, questa è la nostra follia, questo è il nostro essere uomini.
il libro Altai è l'epilogo perfetto di Q, Q è un libro completo con un finale profondo e in piena linea con la storia, carica di insuccessi e alla fine di speranza. é proprio questa non necessità di dover continuare la storia la cosa che più mi intriga di Altai, Esso toglie il velo di Maya,continua i libri che consideriamo conclusi, va contro la nostra ottimistica fantasia, contro la classica frase "e vissero felici e contenti".Altai sorprende, affascina e rattrista;ora la storia è veramente finita,Manuel è morto, Yossef è solo, e il vecchio rimane sempre tra gli umili in un mondo di potenti e vilolenti. Complimenti, ps:l'assedio di Famagosta era così bello e carico di immagini che avrei voluto durasse un pò di più :-(
Joepsichip, noi i libri li mettiamo addirittura scaricabili gratis (con possibilità di donazione via paypal), ci sembra un segnale bello forte, da parte nostra, e lo diamo da dieci anni. Solo che la nostra politica è sempre stata quella di distinguere tra libro cartaceo e libro digitale, l'uscita in libreria e la pubblicazione on line sono due eventi diversi, che curiamo in modo diverso, con una tempistica diversa, annunci diversi, strategie diverse. E' giusto che chi è disposto a spendere denaro per un oggetto-libro - premiando con la sua fiducia anche tutto il lavoro, gli sforzi, l'immaginazione che tante persone hanno investito (trovare la giusta carta riciclata con la giusta grammatura, scegliere accuratamente la copertina etc.), nonché gli anni di lavoro che chi dirige la collana Stile Libero ha trascorso mettendola a punto etc. - sia premiato con la "pole position", con un piccolo vantaggio temporale, a premio della sua dedizione, disponibilità e (ancora) fiducia. Poi, più avanti, metteremo il libro on line. Abbiamo sempre fatto così, non abbiamo ancora ritenuto di dover cambiare. Detto ciò: per favore, eventuali reclami, lamentele, critiche etc. venite a farle sul sito di Altai, non qui su quello dell'Einaudi. Questo spazio commenti è esclusivamente dedicato a giudizi sul romanzo. Grazie.