Philipp Meyer![]() Ruggine americana
2010
I coralli pp. 434 € 19,50 ISBN 9788806197148
Traduzione di Cristiana Mennella
Cosa succede quando il sogno di una nazione arrugginisce
accanto agli scheletri delle acciaierie dismesse e
alle rovine delle industrie abbandonate? Succede che
la fine del sogno si ripete, ogni giorno, nei sogni infranti
dei suoi abitanti. |
A Buell, in Pennsylvania, il sogno americano
prende la ruggine accanto alle fabbriche
chiuse e alle acciaierie dismesse:
sembra un paesaggio da dopobomba ma
l'unica bomba che è scoppiata a Buell è
quella della crisi economica, delle produzioni
dislocate in Asia o in Sud America,
degli impianti che chiudono e degli
operai senza più un impiego e un'identità.
Il lavoro che se ne va lascia dietro
di sé una comunità in cui la fine del sogno
di una nazione si ripete, ogni giorno,
nei sogni infranti dei suoi abitanti.
Come quelli di Isaac English: vent'anni,
timido, insicuro, ha il cervello di un genio
ma il college rimane un sogno da quando
la madre si è suicidata e lui, qualche
tempo dopo, ha tentato di imitarla. Sarebbe
morto se non l'avesse salvato Billy
Poe. Billy, da parte sua, non è molto sveglio,
ma in compenso è grande e grosso:
a scuola era un campione di football tanto
da guadagnarsi una borsa di studio per
l'università. Andarsene avrebbe significato
stare alla larga dai guai (in cui ha la
malsana abitudine di ficcarsi) ma ad abbandonare
sua madre e la baracca in cui
vivono non ce l'ha proprio fatta.
Poi un giorno, dopo anni passati ad accudire
il padre invalido, Isaac decide - con
una di quelle sue idee un po' ingenue e
un po' lucidissime - di scappare di casa
e partire per la California. Appena fuori città si imbatte nell'amico Billy e
quando scoppia un temporale decidono di
ripararsi in un capannone abbandonato:
l'incontro con tre senzatetto darà inizio a
un'imprevedibile catena di eventi che segneranno
per sempre le vite di Isaac, Billy
e degli altri personaggi di cui Philipp Meyer
ci racconta la storia e i pensieri.
Perché anche se Ruggine Americana ha il
ritmo inesorabile del noir, è nella testa dei
personaggi, anzi nelle loro coscienze, che
si compiono le tragedie più grandi.
«È roba forte, questa, roba che va al sodo. Philipp Meyer
merita di essere preso seriamente».
Pete Dexter
«Da decenni ormai non si vedeva un romanzo di tale
splendore, padronanza e originalità. Ruggine americana
ha una vena oscura che inquieta il lettore mentre lo
avvince con la sua vivacità».
Patricia Cornwell
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Gentili Signori, informiamo i lettori e la redazione della recensione del libro di Marco Crestani all'indirizzo seguente: http://www.bookavenue.it/storie/item/418-l¿acciaio-era-il-cuore.html