James Knowlson![]() Samuel BeckettUna vita
2001
Saggi pp. XXVI - 876 € 38,73 ISBN 9788806143473 Indice
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A cura di Gabriele Frasca
Traduzione di Giancarlo Alfano
«Beckett è stato considerato di frequente un "arci-depressista". Questo mi sembra un ritratto sbagliato dell'uomo e una distorsione dell'opera. Sebbene ipersensibile e spesso depresso, le centinaia di lettere da cui cito rivelano quel Beckett che i suoi amici conoscevano bene: un uomo spiritoso e capace di recuperare prontamente, la cui immediata risposta alle avversità fu per lo piú l'umorismo e la determinazione. Il lavoro era la sua principale preoccupazione e la ragione prima per continuare ad andare avanti: pesando ogni parola, bilanciando ogni frase, tarando tutte le eventuali note false. Ciò non gli impedí tuttavia di dare la sua comprensione e la sua piú piena attenzione ai numerosi amici. Pur dedicando molto spazio al suo lavoro, ho tentato di presentare l'uomo privato piú che la figura pubblica: complesso, genuinamente intellettuale ma avverso ad ogni affettazione, auto critico ma tollerante nei confronti degli altri e capace d'ispirare ad amici e ammiratori un affetto profondo» (J. Knowlson). |
Pochi altri artisti del Novecento hanno commisurato al pari di Samuel
Beckett la propria vita con quell'«impresa di salute» (avrebbe detto Gilles
Deleuze) in cui si riverbera, fra elezioni etiche e pratiche quotidiane, il
lavorio estetico. E pochi, pochissimi, hanno saputo spaziare, con lo stesso
impasto di discrezione e tenacia che ha sorretto la sua opera, fra lingue,
forme, generi e media diversi, finendo con l'incrociare clausole verbali e
parlati radiofonici, soggettive cinematografiche e sintassi romanzesche,
battute teatrali e coreografie televisive, in un unico, pervasivo, plurivoco
mezzo espressivo, capace di reagire come un organismo vivo alle tensioni e ai traumi di un'epoca attraversata dai piú affascinanti processi innovativi, e dai piú orribili «incubi» della storia.
Questa biografia critica di James Knowlson, l'unica «autorizzata» dallo
stesso Beckett, occorre dunque non solo a restituirci in tutte le sue sfaccettature la personalità dell'autore irlandese, ma anche ad illuminare, con la caparbietà di una «microstoria», l'ampio arco di Novecento descritto dalla sua «febbrile» attività. I rimandi continui e puntuali alle opere, il
ricorso alla vivacità della corrispondenza privata e l'utilizzo di una considerevole quantità di documenti e diari precedentemente sconosciuti di grandissimo interesse, se da un lato fanno del lavoro di Knowlson uno strumento indispensabile per entrare nell'officina beckettiana, dall'altro
consegnano al lettore l'intenso e appassionato «racconto» di una vita, con
tutto il suo corredo di affetti, scelte difficili, impegni perentori. Dal paradosso di un autore ossessivamente geloso della propria vita privata ma comunque «condannato alla celebrità», emerge dunque l'immagine di un intellettuale capace di mettere costantemente in questione i propri stessi risultati, e generoso come pochi nell'adeguare la propria esistenza all'intima eticità dei processi creativi.
(G. Frasca)
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