Copertina

Hannah Arendt


Sulla rivoluzione


2009
Piccola Biblioteca Einaudi Ns
pp. LXXVIII - 340
€ 28,00
ISBN 9788806200305

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Introduzione di Renzo Zorzi
Introduzione. Guerra e rivoluzione. - I. Il significato di rivoluzione. II. La questione sociale. III. La ricerca della felicità. IV. Fondazione I: «Constitutio libertatis». V. Fondazione II: «Novus ordo saeclorum». VI. La tradizione rivoluzionaria e il suo tesoro perduto. - Bibliografia. - Indice dei nomi.



Introduzione di Renzo Zorzi
Traduzione di Maria Magrini

Sulla rivoluzione occupa una posizione centrale nell'opera di Hannah Arendt. In questo libro, ormai considerato un classico, confluiscono i motivi fondamentali della sua ricerca e appare in tutto il suo significato l'idea alla quale è rimasta fedele tutta la vita, secondo cui la sola ragion d'essere della politica è la libertà.

Altre edizioni: Sulla rivoluzione. 2006. Biblioteca Einaudi

Il libro

Nell'opera di Hannah Arendt, Sulla rivoluzione occupa una posizione centrale, insieme riflessione teorica ed esperienza morale della sua piena maturità. In questo libro, ormai considerato un classico, confluiscono i motivi fondamentali della sua ricerca e appare in tutto il suo significato l'idea alla quale è rimasta fedele tutta la vita, secondo cui la sola ragion d'essere della politica è la libertà, e suo compito è produrre situazioni che ne allarghino gli spazi, cioè produrre istituzioni e corpi politici «che garantiscano lo spazio entro cui la libertà può manifestarsi»; la politica fallisce invece allorquando per scelta o costrizione sia portata a deviare da questa strada. Di qui il giudizio sul sostanziale fallimento delle due rivoluzioni francese e russa e sulla sostanziale riuscita della rivoluzione americana, la prima delle rivoluzioni moderne.
Il senso profondo del libro, come del resto di tutta l'opera della Arendt, dolorosamente segnata dall'esperienza del totalitarismo, sta nella coraggiosa rivendicazione dell'autonomia della politica (e, in polemica con Marx, del primato del pensiero), nel suo martellante richiamo alla responsabilizzazione individuale e alla socializzazione, ma istituzionalizzata, del potere, spinta fin quasi a toccare i confini di un antistatalismo libertario, nella perseveranza a individuare e combattere il mito ricorrente della violenza, la cui inevitabile conclusione è stata ogni volta il terrore, la deviazione e la fine della rivoluzione, la disfatta in primo luogo degli ideali in nome dei quali era stata iniziata.

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