Giulio Einaudi editore

Lo stregone

La prima vita di Indro Montanelli
Copertina del libro Lo stregone di Sandro Gerbi, Raffaele Liucci
Lo stregone
La prima vita di Indro Montanelli
Mondadori Store Amazon IBS La Feltrinelli

«Indro carissimo, ho riletto pacatamente il tuo scritto sul 25 luglio '43 e ne sono rimasto entusiasta ed ammirato. Tu sei riuscito a fare di questa storia una cosa originalissima, piena di novità e scoperte anche a me stesso. Sei uno stregone davvero!»

Dino Grandi a Montanelli, 1963

2006
Gli struzzi
pp. XX - 392
€ 18,00
ISBN 9788806165789

Il libro

Indro Montanelli rappresenta un caso unico nella storia del giornalismo italiano. Sarà per l’impareggiabile facilità di scrittura o per il temperamento sulfureo e anarco-conservatore, o anche per l’inusuale longevità professionale. Fatto sta che a cinque anni dalla scomparsa, la sua fama di testimone del Novecento rimane intatta. La grande firma del «Corriere della Sera» è tuttora oggetto di animate discussioni, i suoi lavori sono costantemente ristampati e opinionisti di ogni tendenza ricorrono alle sue sferzanti battute. Ma nemmeno le biografie montanelliane piú recenti, basate come sono su aneddoti di dubbia consistenza o sulle discordanti interviste da lui rilasciate, soddisfano le legittime curiosità dei lettori. Questo libro, dal piacevole taglio narrativo, è il primo ad affrontare Montanelli attraverso la sua sterminata produzione giornalistica, le sue opere a stampa e una miriade di fonti archivistiche finora inesplorate. Tra luci (le corrispondenze dall’Ungheria) e ombre (l’oscillante approccio alla «questione ebraica» o le iniziative «eversive» degli anni Cinquanta), tra verità e millanterie, emerge un Montanelli per molti versi inedito. Che non mancherà ancora una volta di dividere l’opinione pubblica.

Montanelli suscita tuttora passioni contrastanti. Era stato originale e preveggente suo padre Sestilio, al momento del battesimo di quell’unico pargolo. Gli aveva infatti attribuito quattro nomi: Indro, Alessandro (nonno materno), Raffaello (nonno paterno) e Schizogene. «Schizogene»? Pare uno scherzo, ma un’elementare analisi etimologica consente di svelare l’arcano. Basta tradurre le due parole greche che compongono il nome, «schizo» e «gene». Ed ecco il «generatore di divisioni» o, piú efficacemente, il «seminatore di zizzania». Nulla di piú pregnante per sintetizzare il provocatorio temperamento, insieme charmeur e scostante, del nostro protagonista. Che nel corso degli anni, tra una polemica e l’altra, ha comunque depositato nell’opinione pubblica l’immagine del giornalista libero per eccellenza. È davvero stato cosí? Oppure le sue tesi, spesso presentate come sorprendenti o «controcorrente», meriterebbero una piú seria e pacata riflessione? Tutti hanno in mente il Montanelli del «Giornale» e poi quello dell’ultimo periodo al «Corriere»: un sopravvissuto ai contemporanei, che ha costruito la propria leggenda incarnando il fascino della storia. Oggi è forse giunto il momento di cominciare a «storicizzare» il mito, senza preventive assoluzioni o condanne.

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