Giulio Einaudi editore

Vicino alla dimora del serpente

Vicino alla dimora del serpente
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Nessuno ascolta
il demone di un altro
l'anonimo richiamo
l'insensato boato
o pigolio musica sghemba
per irreali fuochi
d'artificio sta tutto
nel non detto
il dito sulle labbra
per non piangere.



2019
eBook
pp. 184
€ 7,99
ISBN 9788858431610

Il libro

«Tutto il peso del mondo | sta nel cranio che l’acrobata | al cornicione ostende». Non è un caso che la figura dell’acrobata segni, fin dalle poesie iniziali, la nuova raccolta di Ottavio Fatica. La sua poesia, di cui si possono trovare in Italia pochi antesignani (in primis Ripellino), è una sfida sempre sul filo dell’invenzione linguistica, ma l’immagine del funambolo, o quella simile del «tuffatore in bilico | sul ciglio del crepaccio» in altre poesie, è anche fortemente simbolica, fra la vocazione a sondare il cielo e il tonfo «nelle feci del presente» sempre in agguato. La raccolta si snoda all’interno di una contraddizione, quasi una gabbia ontologica: perché le «splendide parole» sono le cose piú preziose che abbiamo, ma «il bello è che la verità | sta tutta nel non detto». E d’altra parte se siamo «in libertà sulla parola» significa, a seguire il pun nei due sensi, che la lingua è il nostro spazio di libertà, ma che la nostra condizione è comunque una sorta di libertà vigilata e infrangere «il muro», «la coltre», «la crosta», insomma, uscire dallo stallo delle esistenze è impossibile. Dunque quella di Fatica è una poesia che concentra il massimo di esuberanza e di sfida ma sottintende o addirittura pretende lo scacco, lo smacco, la disfatta. E la malinconia sotto la risata del clown.

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