Giulio Einaudi editore

Livelli di vita

Copertina del libro Livelli di vita di Julian Barnes
Livelli di vita
Mondadori Store Amazon IBS La Feltrinelli

«Siamo creature destinate al piano orizzontale, a vivere coi piedi per terra, eppure - e perciò - aspiriamo a elevarci. Da spettatori terragni quali siamo, qualche volta ci è dato di raggiungere gli dèi. Alcuni di noi lo fanno attraverso l'arte, altri con la religione; nove su dieci, con l'amore. Ma se è vero che possiamo elevarci, allo stesso modo rischiamo di precipitare. Non sono molti gli atterraggi morbidi».

Julian Barnes, Livelli di vita

2013
eBook
pp. 128
€ 9,99
ISBN 9788858410875
Traduzione di

Il libro

Questa è una storia d’aria (palloni aerostatici, levità,
frontiere) e una storia di terra (zavorre, schermaglie,
routine). Ed è una storia di precipizi, di cadute
violente e barbari strappi, dopo che due cose sono
state unite e nessun dislivello basta a separarle.
Questa, in una parola, è un’invincibile storia d’amore.

Tre leggendari pionieri ottocenteschi
rivivono fra le pagine dell’originale e
struggente mescolanza di fatti e finzione
che è Livelli di vita: Fred Burnaby, colonnello
della cavalleria della Guardia Reale
inglese e viaggiatore per terre esotiche e
inesplorate, la «divina» Sarah Bernhardt,
la più grande attrice di tutti i tempi a detta
di alcuni, e Félix Tournachon, il caricaturista,
vignettista, aeronauta e celebre
fotografo ritrattista noto come Nadar.

Ad accomunarli, un’incomprimibile
passione per il volo, l’impulso sacrilego a
issarsi a bordo di una cesta di vimini appesa
a un pallone e, affidandosi a un precario
equilibrio di pesi e correnti, sganciarsi dal
regno che ci è deputato per conquistare lo
spazio degli dèi.

Una buona metafora per ogni storia
d’amore. Quella immaginata fra Burnaby
e Sarah Bernhardt, ad esempio – l’aria,
l’assenza di vincoli, l’eccentricità, lei; la
concretezza, l’avventura, la disciplina,
lui. O quella, cinquantennale, fra Nadar e
l’afasica moglie Ernestine. Oppure la storia
d’amore, durata trent’anni e poi proseguita,
fra Julian Barnes e la moglie Pat
Kavanagh. Storie in cui «metti insieme
due cose che insieme non sono mai state
e il mondo cambia», esempi di una «devozione
uxoria» che travalica ogni barriera.
Volare è esaltante e semidivino, volare
è pericoloso. Un calcolo sbagliato, un
vento contrario, un disegno avverso, o la
casuale assenza di esso, e si può precipitare.
Finire conficcati nel terreno fino al
ginocchio, magari, con gli organi sparsi
tutto intorno.

Perduta l’altezza, perduta la prospettiva,
disintegrati nel corpo e nello spirito,
che cosa ci rimane? Orfeo poté scendere
agli Inferi per riportare indietro la sua Euridice.
Ma l’impresa (con la sua implicita
consolazione religiosa) è a noi preclusa.
«Abbiamo perso le antiche metafore e
dobbiamo trovarne di nuove. Noi non
possiamo scendere laggiú come Orfeo.
Perciò dobbiamo farlo in modo diverso,
riportarla indietro in modo diverso. Possiamo
ancora scendere dentro i sogni. E
possiamo scendere nella memoria».

I ricordi, dunque, baluardi di una vita
ancora intatta e densa e furiosa, tramiti
di un discorso amoroso che non si esaurisce
e non placa. In attesa di un vento da
settentrione, capace di riportare in quota.

***

«Chiunque abbia amato e sofferto il dolore di una
perdita, o piú semplicemente amato e sofferto,
dovrebbe leggere questo libro e poi rileggerlo.
E poi leggerlo ancora».


«The Independent»

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