Giulio Einaudi editore

Testo latino a fronte.

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«Era il momento in cui il primo riposo ai mortali stremati
incomincia, e s'insinua, gratissimo dono divino:
ecco che in sogno mi parve presente davanti ai miei occhi
Ettore, molto afflitto e in larga effusione di pianto,
come quel giorno che il carro lo trasse, di sangue e di
polvere
fosco, coi piedi rigonfi trafitti da cinghie di cuoio.
Ahi, qual era il suo aspetto! Quanto mutato da quello,
l'Ettore che ritorna indossando le spoglie di Achille
o che scaglia le fiamme frigie alle poppe dei Dànai!
Con la barba incrostata, e con grumi cruenti ai capelli;
e le ferite mostrava, che molte ebbe attorno alle mura
della patria! Per primo, piangendo, io stesso sembravo
interpellare l'eroe ed effondere meste parole:
«O luce della Dardània, speranza fidata dei Tèucri,
che grandi indugi ti tennero? Ettore, tu, l'agognato,
da che regioni a noi vieni? In che stato, dopo le molte
morti dei tuoi, e il vario penare di Troia e degli uomini,
te vediamo, sfiniti! Che causa indegna ha straziato
del viso i tratti sereni? O perché scorgo queste ferite?»
Lui nulla, e non indugia sulle mie vane domande,
ma, traendo dal fondo del petto un gravoso lamento:
"Ah, fuggi, nato da dea" dice, "e strappa te a queste
fiamme.
Il nemico è sui muri, dall'alto suo culmine Troia
crolla. Abbastanza si è dato a Príamo e alla patria: se
Pèrgamo
destra potesse difendere, questa l'avrebbe difesa.
È a te che Troia affida le sue sacre cose e i Penàti:
prendili al fato compagni, ricerca per loro le mura
grandi, che infine porrai, dopo aver molto errato sul mare"».

Publio Virgilio Marone, Eneide

2012
Nuova Universale Einaudi
pp. CVI - 1032
€ 38,00
ISBN 9788806197599
A cura di

Il libro

Questa nuova traduzione dell’Eneide, corredata da un ricco apparato di note, si configura come particolarmente tecnica e come intimamente poetica: due connotazioni complementari del lavoro di un traduttore che è affermato studioso di letteratura latina e poeta in proprio. Tecnica per la scelta metrica di un esametro barbaro molto duttile, ma anche molto preciso, con i suoi sei accenti e con giochi di pause, e di alternanze fra misure dattiliche e spondaiche, che realizzano una analogia assai stretta rispetto all’archetipo latino. Tecnica per la scelta di mantenere le ripetizioni virgiliane in tutte le tessere formulari: locuzioni fisse dove Virgilio usa locuzioni fisse. Sembrerebbe un orientamento obbligato: eppure nessuna delle precedenti traduzioni italiane aveva mai adottato sistematicamente questo criterio, con la conseguente perdita di un fondamentale elemento ritmico-strutturale coesivo, e di non trascurabili aspetti storico-letterari e semantici, del poema. La rielaborazione poetica parte da premesse di questo tipo, ma si snoda in un paziente rispetto delle singole parole, fino a una spiccata attenzione alle trame foniche, e specialmente alle allitterazioni, omaggio al poeta piú musicale e fonosimbolico del mondo antico. Si snoda poi nella ricerca di imprimere, come già fece Virgilio, un passo sublime a una lingua d’arte non troppo lontana da quella usuale. E ancora nella capacità di calibrare un tono malinconico anche nelle pagine piú epiche. Il piú affascinante esito della letteratura latina trova una nuova voce, fedele e attualissima, per i lettori di oggi e di domani.

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I dodici libri del capolavoro di Publio Virgilio Marone tradotti e letti da Alessandro Fo. Qui la playlist completa, sotto i singoli libri:

Libro I
Libro II
Libro III
Libro IV
Libro V
Libro VI
Libro VII
Libro VIII
Libro IX
Libro X
Libro XI
Libro XII