Giulio Einaudi editore

La fine dei vecchi tempi

La fine dei vecchi tempi
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«Niente di quello che ho detto è vero. Non perchè non sia vero, ma perchè l'ho detto»
Tommaso Landolfi

2019
Letture Einaudi
pp. XLIX - 392
€ 22,00
ISBN 9788806242992
A cura di
Traduzione di

Il libro

Per la prima volta tradotto in italiano uno dei libri piú originali e divertenti del Novecento. In apparenza è un romanzo realistico ambientato nella neonata Repubblica cecoslovacca, alla fine della prima guerra mondiale, e centrato sul contrasto fra la morente aristocrazia e la nuova borghesia rampante e un po’ volgare. Ma sotto tale apparenza, elaborando in chiave modernista i modelli del Tristram Shandy e del Barone di Münchhausen (e le tecniche cinematografiche degli anni Venti e Trenta), Vančura rappresenta l’inestinguibile dissidio tra verità e finzione. Al seguito del bibliotecario Bernard Spera, uno dei piú loquaci e simpatici «narratori inaffidabili» della storia della letteratura, il lettore viene trascinato in un turbine di personaggi e vicende che sono in realtà la parodia del romanzo realistico e l’affermazione della narrazione come infinita macchina desiderante.

Se, a uno sguardo superficiale, La fine dei vecchi tempi sembrava davvero mettere in scena essenzialmente lo stridulo contrasto tra il defunto mondo dell’aristocrazia e il mondo borghese e un po’ volgare della nuova economia dei profitti, una piú attenta lettura dimostra invece che ciò che a Vančura in realtà interessa rappresentare nel romanzo è un piú profondo dissidio tra veridicità e finzione. Alla voluta semplicità della trama, dove si narra degli sforzi di alcuni intrallazzatori per riuscire a mettere le mani sulla tenuta di Kratochvíle o – variante tematica di uno stesso “oggetto di valore” – sulla ventenne figlia di Stoklasa, quasi come se l’autore avesse voluto raccontare in parallelo due volte la stessa storia, una volta dal punto di vista del romanzo degli intrighi politici, un’altra da quello degli intrighi amorosi, a questo esile schema narrativo […] si contrappone infatti – nell’architettura del romanzo – la robusta figura del narratore, autentico motore e fulcro dell’azione. Aleksandr Megalrogov è sí il protagonista del romanzo, ma Bernard Spera ne è il demiurgo. È lui […] che – nell’erratico procedere del discorso, nella sua continua messa a nudo dei procedimenti – ne modella il “senso”, raccontando col necessario distacco del servo e dell’escluso.