Giulio Einaudi editore

Cevengur

«Molte cose di questo romanzo restano nella memoria con la prepotenza coesiva delle cose poeticamente indimenticabili».

Pier Paolo Pasolini

2015
Letture Einaudi
pp. 536
€ 26,00
ISBN 9788806218645

Il libro

Leggi un estratto

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Una città dimenticata da Dio nel cuore della steppa,
abitata da uomini inselvatichiti dalla miseria.
Ma anche in questo luogo è passata la rivoluzione
e ha lasciato sogni e sentimenti sulla nuova società
da costruire. Il romanzo di Platonov è la cronaca
emozionante, ora tragica, ora comica, di questo
momento magico, quando gli ultimi del mondo
sembrano diventare i protagonisti della Storia.
Gli esiti della rifondazione utopica sono paradossali,
bislacchi, votati al disastro, che puntualmente
arriverà, ma i personaggi restano nella memoria
del lettore con tutto il loro carico di umanità.
Uno dei più grandi capolavori della letteratura russa
del Novecento, scritto nella seconda metà degli anni Venti
ma pubblicato in Russia solo nel 1988, in una nuova
edizione integrale accuratamente tradotta.

***

Frutto di inquietudini moderniste,
Cevengur di Andrej Platonov rientra
a pieno titolo in quel filone della
letteratura russa nel quale la fede
incondizionata nelle teorie non godeva
di largo credito. A quelle visioni
del mondo preconfezionate, sostenute
con forza dall‘intelligencija radicale,
scrittori come Turgenev, Dostoevskij
e Tolstoj opposero, con pervicacia
al limite dell’ostinazione, autentici
capolavori. I più grandi romanzi
dell’Ottocento russo sono, come
è stato detto, «romanzi di idee nella
misura in cui sono romanzi che
lottano contro la supremazia delle
idee»: si cimentano con la materia
della realtà, con le scelte quotidiane
del singolo, con l’imprevedibilità
della vita e preferiscono instillare dubbi
piuttosto che diffondere credo.
Se in Cevengur il tessuto polifonico,
la costruzione argomentativa,
l’esposizione delle teorie coeve
con una lucidità che già da sola
ne smaschera la disumanità, rinviano
ai grandi romanzi di Dostoevskij,
come non ascrivere a Tolstoj,
il «profeta della carne», l’assillo tutto
platonoviano per la caducità del corpo
umano e per le passioni carnali?


Dalla prefazione di Ornella Discacciati