Giulio Einaudi editore

Sei ricco, Coniglio

Sei ricco, Coniglio
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Con una bellissima introduzione di Julian Barnes, torna il capolavoro di John Updike, premiato con il Pulitzer: il capitolo piú celebrato di un memorabile affresco letterario che ha raccontato l'America del Novecento.

2014
Stile Libero Big
pp. XXVI - 600
€ 22,00
ISBN 9788806214777
Traduzione di
Introduzione a cura di

Il libro

Harry «Coniglio» Angstrom, il piú irriducibile rappresentante dell’americano-medio, è approdato a una prospera e appagante mezza età. L’America alla fine degli anni Settanta è in un periodo di inflazione galoppante e fiducia molto bassa, ma Coniglio si sente in gran forma e pronto, finalmente, a godersi la vita. Ha ottenuto la rappresentanza della Toyota per la città di Brewer, in Pennsylvania, e dopo ventitre anni di matrimonio è riuscito anche a farsi una ragione della presenza della moglie Janice accanto a sé. Tutto procederebbe dunque per il meglio se all’improvviso non ripiombassero nella sua vita prima il figlio ventenne Nelson, poi l’immagine di un’antica amante ricomparsa dal passato. Due eventi che costringono Coniglio a rimettersi in cerca, con il consueto modo un po’ riluttante e ondivago, della sua quieta felicità. E noi a seguirlo, leggendo in tralice, nelle sue peripezie apparentemente banali e borghesi, le irrequietudini, i vizi e le virtú di un’intera nazione.

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«La tetralogia di Coniglio è il miglior romanzo americano del dopoguerra».

Julian Barnes

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«Updike è un maestro nel muoversi senza sforzo alcuno dalla terza alla prima persona, dalla densità metaforica della prosa letteraria al quotidiano, dal dettaglio al numinoso, dal terrore alla comicità. Ha inventato uno stile unico: un presente narrativo intenso, un discorso indiretto libero che può elevarsi in qualunque istante a un’ampiezza di sguardo che ha qualcosa di divino».

Ian McEwan

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«Updike aveva un’impermeabilità congenita verso qualunque forma di imbarazzo, e noi siamo i beneficiari diretti di questa sua condizione. Ha condotto il romanzo a nuovi livelli di intimità; ci ha accompagnati dalla camera da letto al bagno. È come se nulla di quel che ci rende umani fosse precluso al suo sguardo».

Martin Amis

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