Giulio Einaudi editore

I-TIGI Canto per Ustica

Un video di 150' con il libro «Quaderno dei Tigi»
Copertina del libro I-TIGI Canto per Ustica di Marco Paolini, Daniele Del Giudice
I-TIGI Canto per Ustica
Un video di 150' con il libro «Quaderno dei Tigi»
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Teatro e scrittura diventano ricostruzione della memoria dispersa negli anni trascorsi e nei frammenti delle prove. Per indagare su quel che c'è capitato una sera di giugno, nel cielo, sul mare. Perché i Tigi siamo noi, ogni volta che voliamo.

2001
Stile Libero Video
pp. 124
€ 18,08
ISBN 9788806159412

Il libro

Il libro. I-TIGI è la sigla del DC9 Itavia che, il 27 giugno 1980, è precipitato con i suoi ottantuno passeggeri e membri dell’equipaggio nel ‘punto Condor’, dove il Tirreno è profondo 3700 metri. I-TIGI è poi uno dei capitoli piú belli del romanzo di Del Giudice “Staccando l’ombra da terra”. Quelle pagine furono il nucleo di partenza dello spettacolo “I-TIGI Canto per Ustica”, portato sulla scena da Marco Paolini nell’estate 2000 a Bologna e Palermo, e trasmesso in tv da Rai Due. Del Giudice e Paolini hanno lavorato per mesi sull’istruttoria del giudice Rosario Priore, che ricostruisce la ragnatela immensa di testimonianze vere e false, reticenze e coperture che ha avvolto la sorte delle 81 vittime di Ustica. Il “Quaderno dei Tigi” che qui pubblichiamo comprende, oltre il copione dello spettacolo, due testi originali nei quali Del Giudice e Paolini mettono in scena l’evolversi del loro progetto, lo stupore e la passione civile che li hanno guidati, nonostante le difficoltà, nel trasformare tecnologia, dati aridi e frammentari, perizie tecniche, atti giudiziari, in una narrazione di grande tensione emotiva.

Il video. “I-TIGI Canto per Ustica”, tragedia per narratore e coro, è una messa in scena della ricerca del senso e della verità senza pregiudizi di alcun genere, attraverso un episodio che mette a confronto le normali vite di 81 persone con un quadro internazionale di conflitti tra Paesi che nel Mediterraneo si sfidano in silenzio sul filo della guerra. E i Tigi diventano cosí il nome di un popolo ignaro e sommerso, ma che non dimenticheremo piú, perche potremmo essere noi.

«Anche quei passeggeri, anche loro, i Tigi, avranno avuto la loro impazienza fino al piazzale e all’imbarco. I primi due metri di quota li fai tu con la scaletta, il resto in migliaia di metri lo farà l’aereo. È il suo mestiere, come l’attesa è il mestiere del passeggero. Cosí fecero i Tigi, aereo e passeggero».

Mai come in questo caso, scrivono Del Giudice e Paolini, «raccontare è stato un modo di contare, di tenere il conto, elencare, riassumere per rendere comprensibile ciò che è cosí complesso da risultare tortuoso e infine non raccontabile. Ustica è infatti al tempo stesso una tragedia antica e una storia tecnologica, ad alta tecnologia. Non è come raccontare una frana o un paese, una vecchia guerra del nostro secolo o il paesaggio che cambia veloce oggi; gli elementi di questa storia non sono di esperienza comune né di comune conoscenza. Il linguaggio, le parole che normalmente ci aiutano a rappresentare, sono qui un ostacolo, e come ostacolo e ritardo alla comprensione sono state usate nei vent’anni che ci separano da quella sera».
Questo libro, appassionante e teso, è a sua volta una storia: la storia di come Del Giudice e Paolini hanno trovato le voci, le forme, i modi per raccontare Ustica. Il Quaderno dei Tigi è completato da una lettera di Giovanna Marini e dal copione dello spettacolo.

Riferimenti in rete

Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica