Giulio Einaudi editore

appuntamenti

  • 27 maggio 2022

    Maurizio Bettini

    Pistoia - In occasione di Dialoghi, festival dell'antropologia contemporanea, l'autore di "Roma, città della parola" tiene la conferenza di apertura dal titolo "Narrare. Nelle maglie di una rete infinita" alle ore 17.30 nella piazza del Duomo. L'ingresso è gratuito. Biglietteria in piazza del Duomo 12, per informazioni: tel. 0573371011 / biglietteria@dialoghidipistoia.it.

Vertere

Un'antropologia della traduzione nella cultura antica
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Un'antropologia della traduzione nella cultura antica
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«Il fatto è che i popoli e le culture, quando vogliono definire l'atto di tradurre da una lingua all'altra, pensano ciò in modi anche molto diversi fra loro: e soprattutto formulano questa nozione secondo paradigmi linguistici e culturali estremamente specifici, legati appunto alla cultura che li produce. Proprio per questo, limitarsi a tradurre le parole per "tradurre" con un semplice "tradurre" - il bisticcio è inevitabile - porta non solo a falsare il senso di queste singole parole ma, peggio ancora, a mistificare il contesto culturale in cui esse sono state generate».

Maurizio Bettini, Vertere

2012
Piccola Biblioteca Einaudi Ns
pp. XX - 316
€ 24,00
ISBN 9788806211523

Il libro

Siamo sicuri che con «tradurre» si intenda la stessa cosa in tutte le culture? Certamente no. Per rappresentare questa pratica, infatti, ciascuna tradizione ha fatto e fa ricorso a paradigmi culturali specifici, spesso anche molto diversi fra loro. Se noi occidentali, quando «traduciamo», ci immaginiamo di «portare al di là» un certo significato, in India si pensa invece di crearne una «apparenza illusoria»; mentre in Nigeria si tratta piuttosto di «rompere» l’originale per poi «raccontarlo» nella lingua di arrivo. Anche Greci e Romani utilizzarono paradigmi culturali molto specifici – e molto diversi dai nostri – per pensare la traduzione: a Roma quelli della «metamorfosi » (vertere) e della transazione commerciale (interpretari); in Grecia quelli della «riarticolazione» (hermenéia) dell’originale, compiuta nel segno di Hermés; mentre Giudei e Cristiani, alle prese con la traduzione greca della Bibbia (i Settanta), si rappresentarono questa operazione addirittura nei termini mitologici di una «profezia» ispirata da Dio. Fu anzi nel vortice di domande, di risposte e di polemiche che si scatenò attorno alla versione delle Scritture, che il tradurre incorporò alcune categorie le quali, a noi occidentali moderni, paiono ormai inseparabili da questa pratica: come «fedeltà» vs «libertà», «parola per parola» vs «a senso», e cosí via. Tutte preoccupazioni che furono invece sostanzialmente sconosciute alla cultura classica, cosí come ancora lo sono a tante altre culture del mondo.