Giulio Einaudi editore

Il sesso nelle camere d’albergo

Saggi (1989-2010)
Copertina del libro Il sesso nelle camere d’albergo di Geoff Dyer
Il sesso nelle camere d’albergo
Saggi (1989-2010)
Mondadori Store Amazon IBS La Feltrinelli

L'eccentrico auto-reportage dell'autore di Natura morta con custodia di sax.

Vincitore del National Book Critics Circle Award per la critica.

2014
Stile Libero Extra
pp. 420
€ 20,00
ISBN 9788806212513
Traduzione di

Il libro

Venticinque anni di vita, ovvero venticinque anni di letture, ricordi, viaggi, incontri e disavventure. L’amore per una cantante indiana, con la voce da eterna ragazza, e quello per una donna bellissima intravista in un negozio; le camere d’albergo con il letto immenso e lo specchio a figura intera, che subito suscitano pensieri erotici; l’Algeria di Camus, che ormai esiste solo nei suoi libri e nel cuore di chi li ha letti. E l’Africa, raccontata dal genio spericolato di Kapuscinski… Con l’intelligenza del critico e la passione del narratore, Dyer ci attrae nel suo mondo, e ci dice che l’unico modo per capire e apprezzare la vita è essere curiosi, entusiasti e folli quanto basta.

Geoff Dyer si è conquistato la devozione di un gruppo di attenti lettori grazie ai suoi insoliti romanzi, ma anche a una serie di opere difficilmente etichettabili: prima fra tutte, Natura morta con custodia di sax, un libro a metà tra il racconto e la riscrittura della vita dei grandi del jazz. Nel corso della sua lunga carriera Dyer ha firmato saggi brevi dedicati ai temi piú diversi: fotografia, scultura, cinema, letteratura, ma anche scritti di natura vagamente autobiografica. Il sesso nelle camere d’albergo raccoglie una parte di questa sua sorprendente produzione.

***

«Dyer scrive romanzi molto divertenti, saggi e anche reportage. Ma dà il meglio di sé quando mescola le tre cose insieme e ne trae una miscela tutta sua». «The New Yorker»

«Scrive Dyer che il suo nuovo libro è una raccolta di “carabattole”, ma poi prende quelle carabattole molto sul serio. E dovrebbe fare altrettanto chiunque abbia a cuore una lingua gioiosa e spumeggiante». «The New York Times»

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