Giulio Einaudi editore

appuntamenti

  • 27 maggio 2022

    Maurizio Bettini

    Pistoia - In occasione di Dialoghi, festival dell'antropologia contemporanea, l'autore di "Roma, città della parola" tiene la conferenza di apertura dal titolo "Narrare. Nelle maglie di una rete infinita" alle ore 17.30 nella piazza del Duomo. L'ingresso è gratuito. Biglietteria in piazza del Duomo 12, per informazioni: tel. 0573371011 / biglietteria@dialoghidipistoia.it.

Il mito di Circe

Immagini e racconti dalla Grecia a oggi
Il mito di Circe
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Figlia del Sole e di una ninfa, ambiguamente oscillante fra dea e maga, femme fatale e dama soccorrevole, amante vendicativa e divinità benigna, prostituta e madre di eroi, signora della natura selvaggia e maestra di raffinati lussi, da secoli la figura di Circe si modula sulla doppia natura dei pharmaka cui è affidato il suo potere: pozioni potenti, in grado di produrre lugubri degradazioni, ma anche luminose sublimazioni, capaci di rendere l'individuo migliore o addirittura di trasformarlo in dio.

2010
Saggi
pp. XXII - 404
€ 28,00
ISBN 9788806188306

Il libro

«Mythologica esplora le innumerevoli metamorfosi a cui i miti classici, dall’antichità fino ai giorni nostri, sono andati soggetti fra racconto, immagini e interpretazione. Il mito infatti non è mai esaurito – c’è sempre un’altra versione da leggere, il mito non è mai concluso – c’è sempre un’altra versione da scrivere».

C’è chi racconta che li trasformasse tutti in maiali prima ancora di chiedere come si chiamassero, chi invece sostiene che prima se li portasse a letto e poi ne mutasse uno in leone, un altro in toro o in ariete o in gallo. Altri dicono infine che non li tramutava affatto, ma semplicemente sapeva rivelare chi già erano, facendone affiorare la natura nascosta di porci o di asini. Figlia del Sole e di una ninfa, ambiguamente oscillante fra dea e maga, femme fatale e dama soccorrevole, amante vendicativa e divinità benigna, prostituta e madre di eroi, signora della natura selvaggia e maestra di raffinati lussi, da secoli la figura di Circe si modula sulla doppia natura dei pharmaka cui è affidato il suo potere: pozioni potenti, in grado di produrre lugubri degradazioni, ma anche luminose sublimazioni, capaci di rendere l’individuo migliore o addirittura di trasformarlo in dio. La figura di Circe come perfida seduttrice continuerà a essere composta e ricomposta per secoli fino alle immagini fin de siècle di donna «belva», pronta a invischiare i maschi nella sua sessualità onnivora e ferina. Il lato positivo del potere di Circe sarà invece riscoperto dalle artiste del Novecento, per le quali Circe diventa figura della donna moderna, libera e consapevole, capace di contestare gli stereotipi della cultura eroica patriarcale («Non sei stanco di uccidere? – chiede a Odisseo la Circe di Atwood. – Non sei stanco di dire Avanti?»), ma anche simbolo dei rischi di isolamento e delle difficoltà di comunicazione con l’altro sesso insiti nella nuova condizione femminile.

«- Che cosa c’è? – chiese Penelope aggiustandosi il velo che le copriva i capelli. Telemaco scosse il capo e le prese le mani, come per rassicurarla. – Deve essere la luce, – rispose alzando gli occhi, – non vedi com’è strana? Il merlo era comparso di nuovo e, a piccoli scatti, si era avvicinato alla riva, per poi allontanarsene bruscamente. Telemaco ebbe l’impressione che la macchia di sole lo seguisse. – Sei sicuro che questa terra sia Aiaie? – Sicurissimo, siamo giunti all’isola di Circe».