Giulio Einaudi editore

Il viaggio notturno e l’ascensione del Profeta nel racconto di Ibn ‘Abbas

Il viaggio notturno e l’ascensione del Profeta nel racconto di Ibn ‘Abbas
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«Ci sono pagine straordinarie, come quelle su Azraele, angelo della Morte; è descritto in modo impressionante il suo precipitarsi verso il moribondo, il cui sguardo si riempie di terrore, il suo "trattamento" del corpo scosso dai tremiti, la spedizione dello spirito ormai enucleato verso i tormenti o verso la beatitudine. Le piú belle sono certo le pagine dell'approssimazione di Maometto a Dio, attraverso veli bianchi e verdi, camminando tra file di angeli, mentre una voce chiama e ingiunge, e il tocco di una mano sfiora le scapole del Profeta».

dalla prefazione di Cesare Segre

2010
Nuova Universale Einaudi
pp. XLII - 106
€ 24,00
ISBN 9788806199784
A cura di
Postfazione a cura di
Prefazione a cura di

Il libro

In tutte le storie di Muhammad, e nello stesso Corano, si dice che il Profeta una notte fu svegliato dall’angelo Gabriele e accompagnato in un viaggio dalla Mecca a Gerusalemme e da lí nei sette cieli. Quella che presentiamo in questo volume, per la prima volta tradotta in italiano, è una versione medievale piú tarda di altre, ma ha avuto e ha una straordinaria diffusione. Tutt’oggi se ne contano numerose edizioni in tutti i paesi arabi ed è una lettura molto popolare. Sui rapporti fra il viaggio di Muhammad nell’aldilà e la Commedia di Dante sono stati scritti molti libri. Dante potrebbe avere avuto a che fare con il Libro della scala, tradotto in latino, ma è difficile impostare un preciso discorso di fonti. È in ogni caso interessante, per la nostra cultura fondata su Dante, vedere come lo stesso tema del viaggio oltremondano venga sviluppato nel mondo islamico. Per vedere le analogie ma anche le differenze. E per aggiungere un altro capitolo di quell'”invenzione dell’oltretomba” che per molti secoli, dal ciclo di Gilgamesh a Omero, dal mito di Orfeo all’Eneide, ha percorso le letterature di ogni epoca e latitudine raccontando il mondo dei morti.

«Fratello mio Azraele, – chiesi ancora – se risiedi in questo luogo come puoi afferrare lo spirito dei viventi?” Rispose: “Dio mi ha dato la possibilità di farlo. Ha messo al mio servizio cinquemila angeli che io distribuisco sulla terra, e quando un servo ha raggiunto il termine stabilito, quando è finito quel che Dio gli riserva e la durata della sua vita è trascorsa, a quel punto io invio a costui quaranta angeli che si dànno da fare con il suo spirito, lo strappano dalle vene, dai tendini, dalla carne e dal sangue, lo afferrano e lo sospingono dalla punta delle unghie fino al cavallo, poi dànno riposo al morto per un momento, poi lo trascinano fino all’ombelico, ancora un istante di quiete, poi lo attirano verso la gola che viene a un rantolo, e allora io lo estraggo come si estrae un pelo dall’impasto del pane”».

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