Giulio Einaudi editore

La storia di Genji

La storia di Genji
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La vita della nobiltà nel Giappone feudale, i molti amori del principe Genji «lo splendente», l'arte, la musica, la fortuna e le disgrazie inaspettate, l'eleganza e l'atmosfera malinconica di un mondo affascinante e impalpabile. Accolta a corte per la sua fama di donna colta e amante della letteratura, Murasaki Shikibu, dama dell'entourage dell'imperatrice Shoshi e discendente di un ramo secondario della potente famiglia Fujiwara, compone il Genji monogatari nel primo decennio dopo l'anno mille. Il romanzo, destinato a diventare un classico universale, era stato pubblicato nei Millenni nel 1957, in una traduzione dall'inglese di Adriana Motti e più volte ristampato.

Questa nuova edizione della Storia di Genji, curata da Maria Teresa Orsi - docente di Lingua e letteratura giapponese prima all'Orientale di Napoli e poi alla Sapienza di Roma e già curatrice per Einaudi delle Fiabe giapponesi - è la prima traduzione italiana dal giapponese antico.

2012
I millenni
pp. 1496
€ 90,00
ISBN 9788806146900

Il libro

«Il capolavoro dei romanzi femminili giapponesi è La storia di Genji di Murasaki Shikibu, vissuta nel decimo secolo. È un libro così bello, così complesso, così ramificato, che debbo scusarmi con i miei lettori: qualsiasi cosa possa dire della Storia di Genji, sarà crudelmente elusiva e insufficiente. Non posso che raccomandarne la lettura come potrei raccomandare quella del Sogno della camera rossa o dell’Evgenij Onegin o di Guerra e pace».

Pietro Citati, «Corriere della Sera»

***

«Il Genji monogatari viene spesso indicato
come il primo esempio di romanzo psicologico.
Se simili attribuzioni suonano sempre
alquanto arbitrarie, leggendolo non si
può evitare di avvertire quanto si proceda
in profondità nello scandagliare l’animo
umano e come il quadro che ne deriva
sembri spesso in sintonia con il modo di
sentire di oggi. Da questo punto di vista,
esso merita a buon diritto il titolo di classico
della letteratura universale, sebbene
solo di recente, in pratica poco piú di cento
anni, sia entrato nell’orizzonte culturale
occidentale e abbia preso a influenzarlo.
La sua modernità risiede nella precisa volontà
dell’autrice di non limitarsi a presentare
intrecci tali da attirare l’attenzione e
distrarre dalle pene quotidiane, ma anche
di trasmettere sensazioni e sentimenti nella
convinzione che altri possano e debbano
condividerli. (…) Da questo punto di
vista il collegamento con i grandi romanzi
occidentali appare inevitabile, ma ogni
forma di confronto, classificazione e competizione
si rivela alla fine incongrua. Si
può dire che Murasaki Shikibu ricorda nelle
sue introspezioni Proust o che il Genji
monogatari
sta al mondo cortese dell’anno
Mille come Madame Bovary sta al mondo
borghese dell’Ottocento. Ma il Genji monogatari
non può non essere letto, analizzato,
se possibile apprezzato, come un’opera
profondamente, organicamente medievale.
(…) Non è possibile tagliare in due il
romanzo, distinguendone una parte “universale”, che attiene a sentimenti riscontrabili
in ogni tempo e a ogni latitudine,
e quella frettolosamente catalogata come caduca, fatta di annotazioni riconoscibili
solo da chi si muove in un mondo ormai
scomparso e utili a perpetuarne la perfezione
formale. Questi due aspetti sono in
realtà del tutto inscindibili, si compenetrano
e si giustificano l’un l’altro».

(Dall’introduzione di Maria Teresa Orsi)

***

«Essendo nato in questo mondo in una posizione privilegiata,
non vi era nulla di cui dovessi essere insoddisfatto, ma d’altro canto
non posso fare a meno di pensare di aver avuto un destino molto piú
infelice di quello della gente comune. Forse ciò è avvenuto perché
il Buddha voleva che mi rendessi conto della tristezza e della caducità
della nostra vita. Sono vissuto ignorando volutamente questa
verità e poi, giunto verso il tramonto della mia vita, ho conosciuto
la piú grande delle sventure e ora che sono consapevole del mio destino
e dei miei limiti, mi sento in qualche modo libero».

Murasaki Shikibu, La storia di Genji