Giulio Einaudi editore

Glenn Gould

e la ricerca del pianoforte perfetto
Glenn Gould
e la ricerca del pianoforte perfetto
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A poco piú di venticinque anni dalla morte di Glenn Gould, il leggendario pianista canadese, il libro di Katie Hafner gli rende omaggio da una singolare angolazione: sulla base di studi e di interviste a testimoni e protagonisti, l'autrice ricostruisce la storia dello struggente rapporto fra Gould e il CD 318, l'adorato pianoforte sul quale l'artista eseguí buona parte delle sue piú celebri registrazioni.

2009
Saggi
pp. XVI - 224
€ 26,00
ISBN 9788806197490

Il libro

Ci sono uomini il cui genio è conclamato fin dalla piú tenera età. Crescono strani. Non sono troppo bravi a vivere e a volte, purtroppo, muoiono presto. Ma è difficile dimenticarli, perché riescono a lasciarsi dietro segni incancellabili, anche quando si tratta di segni delicatissimi ed eterei fatti di note musicali, o del tocco inimitabile delle loro dieci dita su una tastiera. Ci sono uomini i cui talenti sono handicap. Da subito, pagano tutto piú caro degli altri. Non brillano. Devono lavorare sodo per far emergere le loro immense ma inconsuete capacità. Perché lunga è la strada che separa un povero contadinello semicieco di una remota regione canadese dai sontuosi pianoforti della Steinway & Sons. Anche se quel bambino vede le note musicali come colori e ha un udito prodigioso. Ci sono oggetti che dovrebbero essere uguali in tutto ad altri oggetti. Sono costruiti artigianalmente da maestranze di grande competenza, certo, ma escono pur sempre da una fabbrica, secondo specifiche codificate. E invece, per qualche motivo, sono magici. Se li si accudisce e li si ama diventano perfetti. Ma gli oggetti, si sa, si usurano o – peggio – si rompono. Spezzando dei cuori. A poco piú di venticinque anni dalla morte di Glenn Gould, il leggendario pianista canadese, il libro di Katie Hafner gli rende omaggio da una singolare angolazione: sulla base di studi e di interviste a testimoni e protagonisti, l’autrice ricostruisce la storia dello struggente rapporto fra Gould e il CD 318, l’adorato pianoforte sul quale l’artista eseguí buona parte delle sue piú celebri registrazioni. Ma quella che si snoda nelle pagine di Hafner è anche la storia dell’incontro, fortunato ma non fortuito, fra l’artista e uno dei suoi eccezionali accordatori, lo schivo e tenace Verne Edquist, che aveva studiato accordatura in una scuola per ciechi nell’Ontario, sognando di lavorare un giorno per Steinway. Quella che state per leggere è una storia di eccellenza, di maniacalità, di ricerca della perfezione, di perdita e di nostalgia: a modo suo, una grande storia d’amore.

«Il suono del CD 318 era cosí versatile che Gould si convinse che poteva essere anche orchestrale. Nel 1967, prima di registrare la Quinta sinfonia di Beethoven nella trascrizione di Liszt, Edquist “addolcí” i martelletti: usando aghi molto corti, ammorbidí i primissimi strati di feltro sulla sommità, o punto di impatto, di ognuno. Gould poteva quindi suonare molto delicatamente, creando l’illusione dei corrispondenti strumenti dell’orchestra. Ma siccome solo gli strati superficiali dei feltri dei martelletti erano stati ammorbiditi, era anche in grado di produrre un suono piú percussivo con un tocco piú potente. “C’erano un mucchio di suoni leggeri e pesanti in quella registrazione perché volevamo che suonasse cosí”, disse in un’intervista. Gould poteva a stento contenere la gioia per quel che il CD 318 era diventato. “È un insieme di canne d’organo, un gruppo di virginali” affermò. “È qualunque cosa tu voglia farne. È un pianoforte straordinario”».

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