Giulio Einaudi editore

Ogni cosa alla sua stagione

Ogni cosa alla sua stagione
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I giorni degli aromi. I giorni del focolare. I giorni del presepe. I giorni della memoria. Luoghi e tempi che attraversano gli anni, segnano il ritmo delle nostre gioie e dei nostri incontri per diventare l'intera vita.
«Ogni cosa alla sua stagione», dice il proverbio, e qui le stagioni raccontate sono quelle dell'uomo.
Le quiete ore del ricordo e della meditazione, i pranzi consumati insieme, gli istanti dell'amicizia che scalda il cuore. Il tempo presente che la vecchiaia insegna a gustare ogni giorno.

2010
Frontiere
pp. 132
€ 17,00
ISBN 9788806204655

Il libro

«Quest’anno ho piantato un viale di tigli, li ho piantati
per rendere più bella la terra che lascerò,
li ho piantati perché altri si sentano inebriati
dal loro profumo, come lo sono stato io da quello
degli alberi piantati da chi mi ha preceduto.
La vita continua e sono gli uomini e le donne
che si susseguono nelle generazioni, pur con tutti
i loro errori, a dar senso alla terra, a dar senso
alle nostre vite, a renderle degne di essere vissute
fino in fondo».

«Ora che avverto quotidianamente
l’incedere della vecchiaia, la memoria mi
riporta sovente ai luoghi in cui ho vissuto…
» dice Enzo Bianchi che parte con
cuore, testa e memoria, alla ricerca di
tutti i luoghi che hanno suscitato in lui
affetti e sentimenti, dove ha trascorso
l’infanzia o che ha raggiunto viaggiando.
E noi partiamo con lui.
Quelli che visitiamo sono angoli di
mondo ma anche luoghi della vita e dell’anima.
Sono il Monferrato con le sue
colline, i bric, il paese con la sua comunità,
le usanze, i proverbi, l’esistenza
grama, la fatica e i momenti di forte e
gratuita solidarietà. Sono via Po a Torino,
l’università, i portici con i caffè all’aperto.
Sono anche la più lontana Santorini
con la sua luce impareggiabile e
l’occhio puntato sul Mediterraneo. Sono
la cella del monaco, un luogo da dove
osservare il mondo, dove diventare
consapevoli delle gioie e delle sofferenze
e dove prendono forma le parole con
cui narrare qualcosa della vita. Un luogo
in cui si ripropone sovente la domanda:
che ne è di noi?
Perché questo viaggio, naturalmente,
è anche un viaggio nel tempo, un viaggio
nella vita che scorre, nei giorni di un
uomo e in quelli delle stagioni. I giorni
degli aromi, ad esempio, che imprimono
nella memoria di tutti la Teresina del
Muchèt con il suo logoro abito nero, la
saggezza popolare, le formaggette e le erbe
profumate. O le luci lontane dei falò
che brillavano un tempo sulle colline per
segnare l’inizio e la fine dell’estate. Sono i giorni del focolare, passati a tavola
conversando insieme ai famigliari e all’ospite,
gustando il cibo preparato con
cura e bevendo il vino che celebra e festeggia
(ma che, a volte, è usato per non
guardare negli occhi il proprio dolore).
Ma sono anche le vacanze di Natale,
quando i bambini aspettavano la festa
preparando il presepe e la sera della vigilia
il grande ceppo, el süc ‘d Nadàl, ardeva
nel camino. Sono i giorni della memoria,
quella dedicata ai morti e quella
delle persone care. E le ore dell’amicizia
che scalda il cuore e della fraternità, nonostante.
Sono tutti giorni che attraversano il
tempo e fanno parte del nostro vivere: alcuni
ci fanno soffrire, altri ci rallegrano e
ancora ci stupiscono. Dentro ognuno di
questi ricordi, così come per Il pane di ieri,
ci sono tante cose: c’è un senso esatto
dell’esistenza, dello scorrere del tempo
e delle stagioni dell’uomo. C’è un guardare
avanti. E c’è una parola per la vita
di ognuno di noi.

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