Copertina

Tiziano Scarpa


Stabat Mater


2008
Supercoralli
pp. 148
€ 17,00
ISBN 9788806171247

Di giorno Cecilia suona il violino nell'orchestra dell'orfanotrofio, anonima creatura invisibile dietro le grate metalliche della chiesa. Di notte scrive lettere alla madre che non ha mai conosciuto. Ma un vento primaverile potrebbe scompaginare la sua vita, e i polverosi spartiti delle giovani musiciste: è arrivato un nuovo insegnante di violino e maestro compositore. Ha i capelli colore del rame, il suo nome è Antonio Vivaldi.

Altre edizioni: Stabat Mater. 2010. Super ET

Il libro

È notte, l'orfanotrofio è immerso nel sonno. Tutte le ragazze dormono, tranne una. Si chiama Cecilia, ha sedici anni. Di giorno suona il violino in chiesa, dietro la fitta grata che impedisce ai fedeli di vedere il volto delle giovani musiciste. Di notte si sente perduta nel buio fondale della solitudine più assoluta.
Ogni notte Cecilia si alza di nascosto e raggiunge il suo posto segreto: scrive alla persona più intima e più lontana, la madre che l'ha abbandonata. «Ma sono lettere, queste? A me sembrano un abbraccio che si sporge alla finestra su un cortile vuoto, sono calci e pugni dati alla cieca, per aria, in solitudine».
La musica per lei è un'abitudine come tante, un opaco ripetersi di note. Dall'alto del poggiolo sospeso in cui si trova relegata a suonare, pensa «Io non sono affatto sicura che la musica si innalzi, che si elevi. Io credo che la musica cada. Noi la versiamo sulle teste di chi viene ad ascoltarci». Così passa la vita all'Ospedale della Pietà di Venezia, dove le giovani orfane scoprono le sconfinate possibilità dell'arte eppure vivono rinchiuse, strette entro i limiti del decoro e della rigida suddivisione dei ruoli.
Ma un giorno le cose cominciano a cambiare, prima impercettibilmente, poi con forza sempre piú incontenibile, quando arriva un nuovo compositore e insegnante di violino. È un giovane sacerdote, ha il naso grosso e i capelli colore del rame. Si chiama Antonio Vivaldi. Grazie al rapporto conflittuale con la sua musica, Cecilia troverà una sua strada nella vita, compiendo un gesto inaspettato di autonomia e insubordinazione.

«La musica di don Antonio entra dentro i nostri occhi, impregna le nostre teste, ci fa muovere le braccia.
Il gomito e il polso del braccio destro si snodano per manovrare l'archetto, le dita della mano sinistra si piegano sulle corde. Noi siamo attraversate dalla musica dei maschi».

Commenti

... ... 18/08/2009 10:41

...beh si dai....è carino...un po' strano, tra la tematica della morte, dell'abbandono, di lei che si paragona a un escemento e altre cose...complimenti a scarpa perchè io non sarei mai riuscita a immaginare una cosa del genere...la cosa più interessante che mi ha colpito è stato che l'autore riesca a capire e compprendere una ragazza nel pieno dell'adolescenza...mi è proprio sembrato strano, perchè, comnque, un uomo non riesce a capire cosa vive una donna...STRANOOOOOOOOOOOOOOOOOO......................


maria 20/05/2009 16:34

Leggendo questo libro mi è venuto in mente "storia di una capinera", anche se non ne regge il confronto: lì totale partecipazione, qui distacco assoluto. La storia non è riuscita a coinvolgermi: tre quarti di libro insistono sempre sugli stessi argomenti ed è difficile riuscire ad attribuirli ad una ragazzina, l'ultimo quarto accenna solo superficialmente al rapporto con Antonio Vivaldi. Il finale, che arriva troppo presto, non l'ho trovato coerente con la personalità della protagonista. Un vero peccato perché dalla recensione della quarta di copertina mi aspettavo molto di più da questo libro.


Ci sono 2 commenti per questo libro 1
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