Sigmund Freud![]() Racconti analitici
2011
I millenni pp. LXVI - 812 € 85,00 ISBN 9788806185862
Note a cura di Anna Buia
A cura di Mario Lavagetto
Illustrazioni di Lorenzo Mattotti
Traduzione di Giovanna Agabio
Fortemente nutrito di letteratura, con una giovanile vocazione alla scrittura, Freud fa i conti tutta la vita con l'arte della narrazione. La storia dei suoi «casi clinici» è una progressiva messa a punto di tecniche del racconto, dove diario, fiction, resoconto memoriale, racconto realistico e racconto polifonico in senso bachtiniano si alternano fra avanzamenti e ripensamenti continui. |
Freud era legato a un'idea classica di narrazione,
compiuta, ordinata per successioni
temporali. Ma quando arriva ai casi
clinici della maturità, come «L'uomo
dei lupi», il montaggio del suo racconto
analitico risulta qualcosa di molto diverso.
Come scrive Lavagetto nel suo saggio
introduttivo, «Freud si trova preterintenzionalmente
in sintonia con gli esiti di
quella rivoluzione estetica che aveva messo
in crisi la possibilità di organizzare le
storie in base al sistema della verosimiglianza,
al gioco di cause ed effetti, all'alternarsi
di aspettative, sorprese, riconoscimenti
e scioglimenti. [...] Quella letteratura,
quella venuta dopo la rivoluzione
estetica e che trova la propria trionfale
affermazione nei primi anni del Novecento,
può legittimamente vedere nella psicoanalisi
un prodotto e un sintomo del
declino irreversibile di un mondo. [...]
Verranno a galla nuovi personaggi, una
nuova figura di narratore e, soprattutto,
nuove modalità di narrazione nel progressivo
e inesorabile dissolversi delle
forme classiche».
Se Freud è uno dei padri del pensiero
novecentesco, lo è come teorico e come
scrittore.
***
«In un contesto come quello presente, dominato dalla un tempo stimolante ma ormai stucchevole confusione categoriale tra fiction e non-fiction, sempre a rischio di annacquare ogni differenza all'insegna di una generica narratività che tutto pervade e nulla spiega (...), il Freud proposto da Lavagetto invita invece a coltivare la sottile e necessaria arte del distinguo».
Daniele Giglioli, «Alias»
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