Copertina

Michela Murgia


Accabadora


2009
Supercoralli
pp. 166
€ 18,00
ISBN 9788806197803

Romanzo vincitore del Premio Campiello 2010

«Acabar», in spagnolo, significa finire. E in sardo «accabadora» è colei che finisce. Agli occhi della comunità il suo non è il gesto di un'assassina, ma quello amorevole e pietoso di chi aiuta il destino a compiersi. È lei l'ultima madre.

Altre edizioni: Accabadora. 2014. Super ET
Accabadora. 2010. eBook

Il libro

Maria e Tzia Bonaria vivono come madre e figlia, ma la loro intesa ha il valore speciale delle cose che si sono scelte. La vecchia sarta ha visto Maria rubacchiare in un negozio, e siccome nessuno la guardava ha pensato di prenderla con sé, perché «le colpe, come le persone, iniziano a esistere se qualcuno se ne accorge». E adesso avrà molto da insegnare a quella bambina cocciuta e sola: come cucire le asole, come armarsi per le guerre che l'aspettano, come imparare l'umiltà di accogliere sia la vita sia la morte.
D'altra parte, «non c'è nessun vivo che arrivi al suo giorno senza aver avuto padri e madri a ogni angolo di strada».

Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno.
Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come «l'ultima». Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. «Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fill'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia».
Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte.
Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre.
La Sardegna degli anni Cinquanta è un mondo antico sull'orlo del precipizio, ha le sue regole e i suoi divieti, una lingua atavica e taciti patti condivisi. La comunità è come un organismo, conosce le proprie esigenze per istinto e senza troppe parole sa come affrontarle. Sa come unire due solitudini, sa quali vincoli non si possono violare, sa dare una fine a chi la cerca.
Michela Murgia, con una lingua scabra e poetica insieme, usa tutta la forza della letteratura per affrontare un tema così complesso senza semplificarlo. E trova le parole per interrogare il nostro mondo mentre racconta di quell'universo lontano e del suo equilibrio segreto e sostanziale, dove le domande avevano risposte chiare come le tessere di un abbecedario, l'alfabeto elementare di «quando gli oggetti e il loro nome erano misteri non ancora separati dalla violenza sottile dell'analisi logica».

Commenti

Franco71 29/06/2013 19:00

Amando profondamente i romanzi e le atmosfere di Grazia Deledda, non sapevo bene a cosa sarei andato incontro leggendo questo libro della Murgia: il titolo appariva intrigante, invitava a scoprire arcani, ma quale sarebbe stata la realtà? Posso affermare con serenità che le aspettative non sono andate deluse: ho apprezzato la capacità della giovane scrittrice di parlare con semplicità (solo apparente) di cose complesse, di una terra (che purtroppo non conosco) che brulica di vita e di sentimenti, nonostante l'ancestrale rassegnazione ad un Destino superiore che sembra quasi condannare gli uomini ad una sottile ma perenne malinconia. Da consigliare a tutti gli amanti della lettura!!!


adriana 07/04/2013 16:55

quando uscì, mi aveva incuriosita e affascinata le recensione letta su La nuova Sardegna, un'amica l'aveva e mi disse che me l'avrebbe prestato, e me ne dimenticai...poco tempo fa in un supermercato rividi l'ultima edizione e lo presi...pochi minuta fa ho terminato la lettura, avvenuta in due giorni....è un romanzo molto bello, scritto in un modo particolare, a volte mi ricordava alcuni passi dei Malavoglia, ma con una partecipazione calda e profonda che il Verga si sforzava di non trasmettere...questa storia viaggia attraverso spazi non visibili e perciò misteriori, legami fra persone che avvengono più attraverso la gestualità e gli oggetti che si usano e l'accorgersi del significato che trasmettono...


rossana 01/06/2012 17:03

Ho letto questo libro per caso, ed e' uno dei libti che mi ha preso e coinvolto in un modo incredibile. Complimenti alla scrittrice, bravissima.


Ci sono 12 commenti per questo libro 1 - 2 - 3 - 4
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