Copertina

Maurizio de Giovanni


Per mano mia

Il Natale del commissario Ricciardi


2011
Stile libero Big
pp. 316
€ 18,00
ISBN 9788806203429

«E invece eccomi qui, rifletté. Di nuovo sulla breccia, come se nulla fosse accaduto.
Come se non fossi morto un altro po', come ogni volta che scopro quanto nera può essere un'anima. Come se fossi ancora vivo».

Il romanzo che inaugura il nuovo ciclo del commissario Ricciardi.
In attesa del Natale, in una Napoli dove si gela di freddo e si muore di fame, familiare e sconosciuta, Ricciardi deve capire le ragioni e le menzogne di un'intera città. Una città che si stende davanti a lui «come un immenso Presepe».
Dove bisogna parlare la lingua dei morti per scoprire ricchezza e miseria della vita.

Altre edizioni: Per mano mia. 2011. EBOOK Stile Libero

Il libro

Natale 1931. Mentre la città si prepara alla prima di Natale in casa Cupiello, dietro l'immagine di ordine e felicità imposta dal regime fascista infieriscono povertà e disperazione. In un ricco appartamento vicino la spiaggia di Mergellina sono rinvenuti i cadaveri di un funzionario della Milizia, Emanuele Garofalo, e di sua moglie Costanza.
La donna è stata sgozzata con un solo colpo di lama, quasi sull'ingresso, mentre l'uomo è stato trafitto nel letto con oltre 60 coltellate.
Colpi inferti con forza diversa: gli assassini potrebbero essere piú d'uno. La figlia piccola si è salvata perché era a scuola. La statuina di san Giuseppe, patrono dei lavoratori, giace infranta a terra. Sulla scena del delitto, Ricciardi, che ha l'amaro dono di vedere e sentire i morti ammazzati, ascolta le oscure ultime frasi della coppia, che non gli dicono granché. Il commissario dovrà girare a lungo, e sempre piú in corsa contro il tempo, per le strade di Napoli per arrivare alla verità.
In compagnia del fidato, ma non privo di ombre, brigadiere Raffaele Maione, che in questo romanzo conquista un deciso ruolo di comprimario. E insidiato nella sua solitudine da una altrettanto inaspettata rivalità tra due giovani donne che piú diverse non si potrebbe. Tra le casupole dei pescatori immiseriti e gli ambienti all'avanguardia della Milizia fascista, una città sempre piú doppia e in conflitto avvolge Ricciardi e Maione in spire sempre piú strette.
Fino allo scioglimento, in una magnifica lunga sequenza ricolma di voci, sapori, odori.
E sangue.

Commenti

RenzoMontagnoli 12/12/2011 20:09

Un bellissimo Natale ------------------------ Se le stagioni del commissario Ricciardi sono terminate (l¿ultima, l¿autunno, è del 2010) possono forse bastare a perpetuarne l¿esistenza le festività, a cominciare appunto dal Natale, considerato che questo è ormai assai prossimo. Probabilmente de Giovanni non si attendeva il successo dei suoi libri, altrimenti non ne avrebbe limitato la serie a soli quattro, ma questo nuovo escamotage dovrebbe consentire ai lettori di deliziarsi con altre successive vicende. Ora si può dare per scontato che l¿interesse di una serie vada scemando nel tempo, ma nel caso dei romanzi con protagonista Ricciardi non è accaduto e anche questo Per mano mia, sebbene un po¿ debole, come i precedenti del resto, sotto l¿aspetto della trama puramente gialla, si può dire perfettamente riuscito, proprio perché l¿aspetto investigativo finisce solo con l¿essere il pretesto per fornire un ritratto, assai veritiero e puntuale, di un¿epoca e soprattutto perché ciò che importa sono le vicende private dei protagonisti. E¿ un vero piacere ritrovare questo commissario tutto dedito al lavoro, ma immensamente solo e triste per quel segreto che si porta in cuore, il fatto, cioè vedere le vittime e udirne le parole o leggerne i pensieri nel loro ultimo istante di vita. La città di Napoli sotto il Natale, con le vie centrali brulicanti di venditori e di luci, e appena più in là con i quartieri miseri che vivono nel buio, è il soggetto di un quadro di grande efficacia, di un impressionismo che ci fa rivivere un periodo storico, al pari delle ballerine di can can di Toulouse Lautrec. Ed è la notte che fornisce di Napoli un quadro quasi fantastico, con le luci che risagono dal porto fin sulla montagna, un incantevole presepe naturale che palpita di vita, che dolcemente ci induce a sognare. Per mano mia è un romanzo stupendo, da leggere sempre, ma soprattutto ora che il Natale si avvicina, per ritrovarne il suo autentico messaggio.


Giuseppe 30/11/2011 17:09

Avevo letto due volte le stagioni del Commissario Ricciardi, e dentro di me ho ringraziato De Giovanni per avermi consentito, attraverso i suoi racconti, di passare bellissime ore di lettura. Con "per mano mia" ho ripreso a leggere Ricciardi un pò scettico (i sequel ...non sono, quasi mai all'altezza)... bè devo dire che mi sbagliavo. L'atmosfera che de Giovanni sa creare ti coinvolge al limite del parossismo, i suoi personaggi diventano, incredibilmente, i tuoi. Non ho finito di leggere "per mano mia", devo ammettere che quando uno scritto mi piace sono molto lento nel gustarlo. L'incontro tra il brigadiere e il suo amico Franco mia ha letteralmente commosso : il dolore, la rabbia, che traspare dalle pagine ti prende molto. Quando lo finirò scriverò le mie emozioni ultime. Grazie


Annalisa 27/11/2011 16:16

Il passaggio da una casa editrice all¿altra è, chissà perché, fonte di preoccupazione (cambierà, l¿autore? Gli chiederanno cose? Deluderà? Che c¿è dietro?). Poi, vabbe¿, cominci a leggere e passa tutto perché Ricciardi, ancora una volta, ti prende e ti porta a Napoli. La storia è densa, e viene in mente l¿autore che raccomanda di scendere dall¿alto della città verso il mare per raccogliere storie. E così ti senti: come se de Giovanni, semplicemente, avesse mietuto storie, con larga falce, e ne avesse portata una gran bracciata fino a te che leggi, seminandone qui e là: spighe isolate, covoni grandi, mucchi più modesti, ma a ogni passo la vita di qualcuno che ti si squaderna davanti, o ti si mostra da una fessura che devi presto abbandonare per seguire un¿altra via, un altro racconto, un¿altra vita. Su tutte, la vita di Ricciardi, che si segue con ansia e partecipazione (mannaggia!, pare proprio che sia così corporeo, così vicino, il commissario!), a volte scapicollandosi in fretta nell¿apprensione per quello che gli succederà, a volta costretti a fermarsi. Sì, perché de Giovanni, che si confessa scrittore quasi casuale, semplice ¿raccontatore¿, ha un¿abilità tutta sua nel costringere l¿attenzione su ciò che vuole. Scrive bene, l¿autore, bene assai, magari usando moduli sapientemente costruiti e per nulla casuali: ad esempio (da qualche tempo) quei capitoli dove l¿anafora fa da guida attraverso finestre, strade e voci diverse (come le pagine bellissime, indipendenti, dolci-amare, che raccontano il Natale che si avvicina). E poi, in filigrana, una attenta e precisa ricerca storica, che sa di polvere, di archivi, di sale del porto; che rimane in disparte e in sottofondo, ma, a saperla vedere (e a me piace girare per archivi in cerca di storie), rivela un gran lavorio di storico attento.


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