Copertina

Günter Grass


Il passo del gambero


2002
Supercoralli
pp. 203
€ 15,00
ISBN 9788806164027

Traduzione di Claudio Groff

Furono circa 12 milioni i tedeschi che fuggirono dai territori orientali quando la disfatta del Reich hitleriano risultò evidente, e incalcolabile il numero di coloro che morirono di freddo, di fame, di guerra.
A uno degli episodi più atroci e meno noti di questo esodo, l'affondamento della Wilhelm Gustloff con i suoi circa diecimila morti, Grass dedica Il passo del gambero, un racconto di straordinaria attualità politica, in cui i destini del "martire" nazionalsocialista che diede il nome alla nave, del giovane ebreo che lo uccise e del comandante sovietico responsabile della strage, si intrecciano in una coinvolgente architettura.

Altre edizioni: Il passo del gambero. 2004. ET Scrittori

Il libro

30 gennaio 1945, dodicesimo anniversario dell'ascesa al potere di Hitler. La Germania è ormai sconfitta; di fronte all'avanzata dell'Armata Rossa, un numero incalcolabile di civili fugge dalle zone orientali del Reich, via terra, ma anche via mare: ad esempio con la Wilhelm Gustloff, che quel giorno salpa da Gotenhafen per raggiungere un porto più sicuro. Poco dopo le 21, la nave è raggiunta da tre siluri lanciati da un sommergibile sovietico e cola a picco: muoiono circa diecimila persone ma è impossibile fissare una cifra esatta.
È questo l'epilogo di una vicenda che Günter Grass ricostruisce seguendo i percorsi di tre personaggi storici: Wilhelm Gustloff, il "martire" nazionalsocialista da cui prese il nome la nave, David Frankfurter, l'ebreo che nel 1936 lo assassinò, e infine Alexandr Marinesko, il comandante che ordinò l'attacco. Fra i pochi sopravvissuti si immagina vi sia Tulla Pokriefke, la ragazzina dalla "faccetta a punto e virgola" già presente in Anni di cani: salvata da una torpediniera, partorisce nel momento esatto in cui la nave affonda. Un destino che determinerà l'esistenza sua, del figlio Paul - investito contro voglia del ruolo di narratore - e infine del nipote Konrad nel quale trovano fertile terreno le infauste idee che già una volta hanno condotto la Germania e il mondo intero alla catastrofe: "Non finisce. Non finirà mai".
Con Il passo del gambero, un racconto compatto e di grande densità letteraria, il premio Nobel torna agli ambienti e ai personaggi della Trilogia di Danzica per riflettere, senza mai dimenticare di chi fosse la responsabilità primaria del conflitto, sul tema delle sofferenze fisiche e morali provocate dalla guerra fra la popolazione civile tedesca: un argomento a lungo considerato tabù che l'autore - per la sua vicenda politica e artistica certo non sospettabile di revisionismo - tratta con grande sensibilità ed equilibrio.

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