Copertina

Aleksandar Hemon


Il progetto Lazarus


2010
Supercoralli
pp. 310
€ 21,00
ISBN 9788806194246

Traduzione di Maurizia Balmelli

La storia vera di un immigrato ucciso dalla polizia nella Chicago d'inizio secolo e quella di uno scrittore di oggi che attraversa l'Europa per ricostruirne la vicenda.
La storia di due uomini che condividono la medesima solitudine: quella di chi, sospeso tra continenti e lingue diverse, non si sente a casa in nessun luogo.

Il libro

Lazarus Averbuch ha diciannove anni e nient'altro che una busta in mano quando una mattina di marzo bussa alla porta del capo della polizia di Chicago. Lazarus è solo uno dei tanti immigrati che provano a tirare avanti nell'America del 1908, un ebreo fortunosamente sopravvissuto ai pogrom dell'Europa orientale e un fratello affettuoso per Olga. Non c'è nulla di minaccioso in lui, vuole solo consegnare quella lettera: ma quando il capo della polizia lo vede - spaventato dalla «fisionomia straniera» del ragazzo - afferra la pistola e lo uccide. Immediatamente le autorità costruiscono il caso del sanguinoso anarchico che voleva attentare alla vita del poliziotto: una motivazione più che sufficiente per dare il via a misure ulteriormente repressive nei confronti degli immigrati.
Quando un secolo dopo, ai giorni nostri, l'aspirante scrittore Vladimir Brik si imbatte nella vicenda di Lazarus, capisce che deve raccontarla: anche lui è un immigrato - è arrivato da Sarajevo poco prima dello scoppio della guerra nei Balcani - e solo riportando in vita il «suo» Lazzaro, strappandolo «alla nebbia della storia e del dolore», riuscirà a placare i fantasmi che lo tormentano. Insieme all'amico Rora - fotografo di guerra, giocatore d'azzardo, gigolò e straordinario bugiardo - si mette sulle tracce di Lazarus in un viaggio che li porterà, come due improbabili cavalieri erranti, ad attraversare l'Europa, dall'Ucraina alla Moldavia, da Bucarest a Sarajevo, in un crescendo di avventure (ma soprattutto disavventure) in cui la frontiera più attraversata è quella tra la realtà e l'immaginazione letteraria.


«Raramente un libro rinnova senza scandalo l'arte di narrare. Con l'acume del suo linguaggio, con la sua intelligenza ... Hemon ha scritto un insuperabile capolavoro».
Alberto Manguel, El Paìs

«La scrittura di Hemon a tratti mi ricorda quella di Nabokov. Un talento incredibile».
James Wood, The New Yorker

«Hemon prende la struttura formale dell'umorismo, la grammatica della commedia, il ritmo e il tempo degli scherzi, e li usa per rivelare la disperazione. Il progetto Lazarus è un libro pieno di divertimento e battute, e allo stesso tempo indicibilmente triste».
Cathleen Schine, The New York Times

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