Abu'l 'Ala al-Ma'arri![]() L'epistola del perdonoIl viaggio nell'aldilà
2011
Nuova Universale Einaudi pp. LX - 210 € 26,00 ISBN 9788806207359
A cura di Martino Diez
Traduzione di Martino Diez
Che al-Ma'arri sia un personaggio sfuggente lo
si intuisce già dal profilo biografico. Asceta rigoroso
ma eccentrico, recluso dal mondo ma
circondato di discepoli, pio predicatore, ma
forse sacrilego imitatore del Corano: i pareri si
sono divisi da subito. In lui convivono esistenzialmente
desiderio di credere e dubbio, senza
che alcuna formula superiore intervenga a fare
la sintesi. |
Scritta nell'XI secolo, L'Epistola del perdono di al-Ma'arri è un testo satirico di
prima grandezza, una narrazione vivissima e teatrale. L'aldilà che vi è descritto
è popolato di letterati pedanti, ipocriti adulatori, furbetti e furbastri che si
aggirano tra angeli inverosimili e vergini a dimensione variabile secondo il
desiderio dei beati. La satira di al-Ma'arri si rivolge sia agli uomini, in particolare
agli eruditi ambiziosi e ai poeti maldestri, sia piú in generale alle rappresentazioni
popolari del Paradiso islamico. Poeta coltissimo, uno dei piú grandi
intellettuali della sua epoca, al-Ma'arri lascia trasparire, sotto l'ironia, una
domanda di senso accompagnata da un messaggio teologico dirompente:
il perdono divino è piú grande di quanto si creda. Per essere ammessi in Paradiso
può bastare una buona azione nella vita; per un poeta, un vero buon
verso in mezzo a tanti fasulli.
Questa prima traduzione italiana fa scoprire un libero pensatore dei suoi tempi,
una delle piú grandi figure della cultura araba di ogni epoca.
«A noi Ginn è stato dato il potere di cambiare
d'aspetto. Una volta sono entrato in una casa
per invasare una ragazza. Ho assunto la forma
di un topo di campagna e mi hanno scatenato
contro i gatti. Ma quando mi stavano per catturare
mi sono trasformato in una vipera velenosa
e mi sono rifugiato sotto una catasta di legna
che si trovava lí vicino. Se ne sono accorti e mi
hanno messo allo scoperto. Temendo di essere
ucciso mi sono mutato in un venticello leggero e
sono andato a posarmi sulle travi del tetto mentre
loro facevano a pezzi legna e tronchi senza
trovare nulla. In preda alla meraviglia dicevano:
"Non può essersi nascosta da nessuna parte...".
Mentre parlavano così, ho puntato una fanciulla
prosperosa che se ne stava sotto la zanzariera.
Al vedermi è stata colta da un attacco epilettico.
Al suo capezzale si radunarono familiari da ogni
dove; chiamarono maghi e medici e spesero
una fortuna. Nessun incantesimo rimase intentato,
ma senza esito. I guaritori si adoperarono
a darle da bere pozioni, ma io non la mollavo.
Quando poi morí me ne cercai un'altra e via
di seguito finché Dio mi donò di pentirmi e mi
concesse ampia ricompensa. E per questo non
cesso di lodarlo».
Commenti
Testo bellissimo, ottimamente tradotto e curato ( per quello che posso capire da semplice lettore ). Pier l Luigi Bozzoli - Roma