Raymond Carver![]() Cattedrale
2011
Supercoralli pp. 232 € 20,00 ISBN 9788806197858
Traduzione di Riccardo Duranti
Come descrivere una cattedrale medievale
a chi non vede? È nella risposta a questa domanda
apparentemente insolita il cuore dell'ultima
raccolta di Carver: nella possibilità di lasciarsi
sorprendere dall'imprevedibilità della condivisione
e del contatto umano. |
A volte anche una visita inattesa e poco
gradita - quella di un amico cieco della
moglie, per esempio - può smuovere
emozioni dimenticate. È così, infatti,
che il narratore del racconto che dà il titolo
alla raccolta - forse il più celebre di
Carver e uno dei più amati dall'autore -
finisce per passare quasi senza rendersene
conto dall'iniziale ostilità condita di
gelosia al momento di una piccola rivelazione.
È un personaggio carveriano a
tutti gli effetti, l'anonimo protagonista
del racconto: sottilmente alla deriva, privo
di amici, inchiodato in un lavoro che
detesta, con una moglie da cui forse si
sente un po' trascurato. Eppure, è proprio
la presenza ingombrante del cieco
Robert a costringerlo a uscire dalla sua
corazza e abbozzare un rapporto umano,
una condivisione che gli permetterà di
recuperare, forse, una parte di sé dimenticata.
Carver ne segue l'impercettibile
evoluzione con naturalezza, con uno stile
maturo e consapevole dei propri mezzi,
da lui stesso definito «più pieno e generoso».
Se Cattedrale chiude la raccolta su una
tenue nota positiva, nel resto del libro
prevalgono i toni desolati, i fragili equilibri
pronti a spezzarsi in conseguenza di
eventi all'apparenza secondari: un nuovo
trasloco in La casa di Chef, l'atto mancato
di una riconciliazione impossibile in
Lo scompartimento, l'inizio di una crisi
senza apparenti vie d'uscita in Vitamine,
in cui nella deriva personale fa irruzione
la violenza della storia. O ancora a colpire
i personaggi è lo spettro ottundente della disoccupazione, come in Conservazione,
o del pignoramento della casa
che costringe una famiglia di agricoltori
all'instabilità in Briglie. Eppure si scorgono,
anche nella tragedia o nella difficoltà
- il lutto terribile e insensato di Una
cosa piccola ma buona, l'alcolismo di Da
dove sto chiamando, l'abbandono familiare
di Febbre - piccoli appigli che permettono
di andare avanti: qualche panino dolce
ancora caldo di forno, una telefonata
sotto Natale, oppure la possibilità di raccontarsi
a un orecchio amico e comprensivo
per voltare pagina e ricominciare.
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