Copertina

Paolo Volponi


Le mosche del capitale


2010
Letture Einaudi
pp. 400
€ 22,00
ISBN 9788806204174

Prefazione di Massimo Raffaeli

Il grande romanzo sul mondo dell'industria italiana, della finanza e del potere, con il quale Volponi ci ha lasciato, nel 1989, il suo testamento narrativo.
Un libro inventivo quant'altri mai, ma anche un libro-testimonianza sulla fine del sogno olivettiano e sull'esperienza in Fiat, un romanzo a chiave con personaggi che ricordano alcuni fra gli uomini più potenti dell'economia italiana negli anni Settanta e Ottanta. Soprattutto un libro profetico con il quale Volponi ha annunciato quella profonda trasformazione della società che soltanto oggi vediamo (senza che più nessuno manifesti indignazione) in forma compiuta.

Altre edizioni: Le mosche del capitale. 2014. eBook
Le mosche del capitale. 1991. ET Scrittori
Le mosche del capitale. 1989. Supercoralli

Il libro

«Il personaggio di Bruto Saraccini è l'estrema proiezione autobiografica di Paolo Volponi, scrittore e manager di vertice (prima alla Olivetti, responsabile del personale e delle relazioni aziendali, in seguito alla Fiat, da consulente), così come Le mosche del capitale, edito da Einaudi nel 1989, è tanto un drammatico bilancio personale quanto l'allegoria di un universo in frenetica trasformazione. Oggetto del romanzo è il collasso dell'industria quale bene pubblico e base dello sviluppo democratico del Paese, è il nuovo ordine politico-economico che privatizza i profitti mentre socializza i costi della sua illimitata voracità, è infine l'era del capitale finanziario che trionfa su qualunque attività, quasi disponesse di una propria metafisica e di un dispositivo di legittimazione teologica. Allievo e collaboratore di Adriano Olivetti, cui il libro è dedicato, lo scrittore intuisce che il rapporto fra l'industria e la Polis si è definitivamente chiuso; amico e compagno di via di Pasolini, è costretto a riconoscere che ogni potenziale di Progresso si è tradotto nella pura dinamica dello Sviluppo, quasi che l'obbligo ai consumi avesse surrogato la democrazia. »
dalla prefazione di Massimo Raffaeli

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