Giulio Einaudi editore

Irrazionalpopolare

Da Bocelli ai Suv. Viaggio tra gli incomprensibili miracoli d'Italia
Copertina del libro Irrazionalpopolare di Luca Mastrantonio, Francesco Bonami
Irrazionalpopolare
Da Bocelli ai Suv. Viaggio tra gli incomprensibili miracoli d'Italia
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Siamo una quasi nazione che vive una perenne condizione irrazionalpopolare. Dove l'apocalisse è sempre presente e la verità è un'altra versione dei fatti.

2008
Gli struzzi
pp. VIII - 288
€ 17,50
ISBN 9788806194666

Il libro

Luca Mastrantonio e Francesco Bonami ci raccontano un’Italia dove la tecnologia è la nuova teologia, la famiglia è tutto, le città sono centri di ragionata follia e quelli commerciali un reality urbanistico. Una terra popolata da supereroi senza qualità. Tra Bocelli e Ventura, Moccia e Corona, Benigni e Cattelan, siamo il paese dove il successo è ottenuto grazie all’eccesso, allo sproposito e persino all’impreparazione. L’incesto consenziente è il rapporto prediletto tra scrittori, lettori, spettatori e concorrenti. Identità e realtà virtuali sono il vizio quotidiano di trasmissioni tv e reti sociali dove il mezzo annulla il messaggio. Mentre le liturgie sono senza dio come i cinepanettoni di Natale, la satira prende il posto dell’informazione, i politici gareggiano con i comici, lo snobismo è di massa e la cultura è palestrata.

Siamo passati dal nazionalpopolare irrisolto all’irrazionalpopolare attraverso una società dello spettacolo sempre più integrale, liberamente totalitaria, attivamente demagogica. L’avanguardia ha fatto scuola, la cattiva maestra e le sue assistenti sono le nuove muse. C’è informazione più che formazione, situazione e non circostanza, divertimento più che intendimento, de-costruzione e non invenzione. Di un cretino patentato con due apparizioni tv si dice «Guarda che non è uno stupido». Se diventa ospite fisso si dice «Bisogna dire che è bravo». Nell’irrazionalpopolare è bello ciò che piace senza un motivo. Anzi, è proprio la mancanza apparente di un motivo a rendere qualcosa incredibilmente più bella. È bello ciò che piace «agli altri come me» e senza un motivo apparente si prova a capire perché. Contribuendo alla crescita del suo successo. Per capire lo si penetra e se ne viene penetrati. Contagiati. Il bello, come il segnale della telefonia mobile, è tutto intorno a noi. Ed è anche dentro di noi, anche se non è nostro. La gara è con il tempo, a vivere ciò che crediamo bello, a fissarlo su un supporto tecnologico: attimo fermati perché voglio capire se sei bello. Novelli Faust incerti ma risoluti, ci basta una macchina fotografica digitale per catturare e riprodurre all’infinito quello che ci piace. Perché viviamo in una società dove regna un imperativo categorico di natura estetica: compiacersi.