Copertina

Jonathan Littell


Il secco e l'umido

Una breve incursione in territorio fascista


2009
Frontiere
pp. 122
€ 18,00
ISBN 9788806197421

Postfazione di Klaus Theweleit
Traduzione di Margherita Botto

«Questo testo è stato scritto nel 2002, mentre facevo ricerche per un altro libro, poi pubblicato. L'argomento è tale che sfugge sempre per qualche suo aspetto; sempre le sue profondità, messe a nudo, nasconderanno altre profondità insospettate, e talvolta ripiegate su se stesse, a formare un'unica superficie liscia, piatta, banale, ma sempre pronta a cedere di nuovo sotto i piedi di chi vi si avventura».

Jonathan Littell

Il libro

«Qualche precisazione. Questo testo è stato scritto nel 2002, mentre facevo ricerche per un altro libro, poi pubblicato. È nato dall'incontro fra le tesi di uno studioso tedesco brillante e fuori dagli schemi, Klaus Theweleit, e l'opera di un fascista belga, Léon Degrelle, in cui il gioco delle immagini e della lingua fa emergere la struttura stessa del pensiero del suo autore.
Poiché il testo è scritto in francese, ho potuto tentare un'analisi più approfondita di alcune intuizioni; effettuare una verifica sperimentale di una particolare teoria del fascismo, proposta appunto da Theweleit. Una teoria che, come si potrà vedere, contiene la sua parte di verità, così come altre linee di pensiero che del resto ho avuto modo di esplorare, ampie vie maestre, semplici sgrossature, vicoli ciechi o rapide incursioni nell'oscurità, che quella teoria incrocia senza mai ricalcarle. L'argomento è infatti tale che, per quanto rigorosamente si cerchi di delimitarlo, sfugge sempre per qualche suo aspetto; sempre le sue profondità, messe a nudo, nasconderanno altre profondità insospettate, e talvolta ripiegate su se stesse, a formare un'unica superficie liscia, piatta, banale, ma sempre pronta a cedere di nuovo sotto i piedi di chi vi si avventura».

J. L.

Recensioni

«Littell non solo ha dimostrato come un tipo alla Degrelle fosse il nazista perfetto, ma anche come un solerte burocrate alla Eichmann non lo fosse affatto. Eichmann, scrive Littell, "non aveva bisogno di ammazzare ebrei per sopravvivere"».

Alessandro Piperno, Corriere della Sera

Alessandro Piperno


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