Copertina

James M. Cain


Mildred Pierce


2001
Stile libero
pp. 326
€ 9,30
ISBN 9788806159757

Contributi di Gabriele Pedullà
Traduzione di Ernesto Napolitano

«Il suo unico delitto, se ne aveva commessi, era di aver amato troppo quella creatura».

Come è crudele, e cieco, quel dolce cuore di madre. Torbido e ipnotico, il romanzo dove il sogno americano si rovescia in dannazione. La storia di una donna decisa a non soccombere negli anni della Depressione diventa lo specchio scuro di una società in cui il lavoro non libera, ma rende schiavi e carnefici, la sopraffazione è un'abitudine, e la violenza è sempre imminente.

Il libro

L'inferno, in fondo, è un posto dove si lotta per emergere. E per emergere Mildred Pierce usa le cose che ha: delle splendide gambe, e l'arte di cucinare benissimo, da buona donna di casa americana. Ora, divorziata da un marito ex benestante, e con due figlie, è solo una donna bianca tra le tante, negli Stati Uniti del 1931. Ma Mildred vuole farcela, e non guarda in faccia nessuno. Ferocemente attiva, da cameriera riesce ad aprire un ristorante, poi a costruire un piccolo impero. Purtroppo Mildred ha due difetti: una passione per gli uomini inconcludenti e spendaccioni, e una devozione irragionevole, un attaccamento morboso per la figlia piú bella, un piccolo demone opportunista su cui Mildred proietta le sue fantasie di riscatto.
Mildred Pierce, pubblicato nel 1941, è uno dei gioielli della narrativa di James M. Cain. Qui l'autore di celebri noir come Il postino suona sempre due volte si trattiene dal mettere in scena in modo diretto delitto e violenza, che però risultano tanto piú interni e necessari, quasi una condizione permanente di possibilità in un meccanismo sociale cosí spietatamente descritto (e infatti, la celebre versione cinematografica del romanzo ha un finale diverso dal libro, piú «esplicito»). E modernissima diventa la sua paradossale «critica del lavoro» come radice illusoria del sogno di ricchezza individuale, da raggiungere combattendo contro gli altri, ma soprattutto, alla fine, contro se stessi.

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