Giorgio Falco![]() L'ubicazione del bene
2009
Stile libero Big pp. 146 € 16,00 ISBN 9788806197162 Nell'anonimato di vite qualunque Giorgio Falco coglie la zona grigia che unisce il fallimento e la grazia. In un libro dal tono sommesso e lancinante, che restituisce alle cose minime il compito di raccontare la grandezza e l'imperscrutabilità dell'esistenza. |
«Chi usciva alle sei di pomeriggio dubitava della forza aziendale. Chi usciva alle otto di sera dubitava della vita».
A venti chilometri in automobile dal lavoro e dal supermercato, come accade ai bordi di ogni metropoli, la città continua e diventa un altro luogo: Cortesforza. Come la contea di Yoknapatawpha in Faulkner e la Regalpetra di Sciascia, Cortesforza è un luogo tanto piú vero quanto piú è immaginario.
Qui si vive un esodo eterno, e la giornata è ridotta a tragitti in tangenziale verso casa. Il lavoro non si vede piú, è dappertutto, ha invaso i comportamenti quotidiani, affettivi. Per dare un senso alle proprie esistenze, gli abitanti di Cortesforza accendono un mutuo, traslocano in una zona nuova o «mettono in cantiere un figlio». Ogni volta, però, lo svelarsi improvviso di una seppur piccola possibilità provoca una sconfitta irreversibile.
Una commedia umana raccontata con sguardo lucido, impietoso, privo di giudizi. Nessuna apocalisse: solo un'inevitabile, comune disfatta.
«Il male oscuro dell'hinterland del benessere, serve l'occhio
di un urbanista dell'interiorità per raccontarlo. Ce l'ha fatta Giorgio
Falco. Già il titolo, rubato al frasario catastale, è un piccolo
capolavoro. [...]
Falco ha aggiornato una letteratura a volte dimenticata e tutta nostra. Quella
che un secolo fa, per la penna di autori maggiori e minori, da Tozzi a Svevo,
raccontò la nascita e la precoce crisi morale di un altro ceto medio:
i travet, le mezzemaniche, gli impiegati».
Michele Smargiassi, la Repubblica
la Repubblica
«Tanti anni fa si scrivevano romanzi con personaggi che cercavano, su
questa terra, la propria felicità. Oggi sembra che il personaggio davvero
"del nostro tempo" sia colui che considera una disperazione quieta
e senza scosse - come un'anestesia - un obiettivo già accettabile per
la vita.
E fa impressione - si può provare disprezzo o pietà, ma non si
può restare indifferenti - l'attaccamento animale dei personaggi di Giorgio
Falco alla loro cosí poco desiderabile vita - pur sempre vita, unico
bene».
Giulio Mozzi
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