Copertina

Atul Gawande


Checklist

Come fare andare meglio le cose


2011
Frontiere
pp. 212
€ 19,00
ISBN 9788806205676

Traduzione di Duccio Sacchi

Cosa permette a un'équipe medica di muoversi intorno al letto del paziente con la stessa coordinazione di un'orchestra durante la sinfonia? Qual è il dispositivo che impedisce a operazioni di routine di degenerare in tragedie fatali? E ancora: cosa trasforma quello che sembra un disastro annunciato - come l'ammaraggio di un aereo nell'Hudson nel 2009 - in una manovra perfettamente riuscita?

Il libro

A volte la distanza tra la vita e la morte può essere sottile letteralmente come un foglio di carta. Atul Gawande ci fa conoscere uno strumento tanto umile quanto potente per «fare andare meglio le cose»: la checklist. Non importa quanto tu sia esperto di una materia: l'errore è sempre possibile. Ma non per questo ci si deve rassegnare a commetterlo.

«Nel richiamare l'attenzione sul potere delle checklist, Gawande ci fa capire quanto i medici possano imparare l'uno dall'altro. Dopo tutto, la nostra vita può dipendere proprio da questo».
San Francisco Chronicle

In un paese delle Alpi austriache una madre e un padre sono usciti per una gita nei boschi insieme alla figlia di tre anni. Durante la passeggiata perdono di vista la bambina un attimo, e tanto basta: la piccola è caduta in un lago ghiacciato dove rimarrà trenta minuti prima di essere riportata in superficie. Anche se i soccorsi arrivano abbastanza in fretta, quando finalmente la collegano alle macchine la bambina è morta da due ore. Eppure le cure a cui viene sottoposta in ospedale iniziano a sortire i primi effetti: nel giro di qualche ora la temperatura sale, il sangue riprende a circolare, il cuore a battere. La bambina vivrà. «A rendere sbalorditivo un tale episodio non è soltanto l'idea che qualcuno possa essere rianimato dopo due ore trascorse in uno stato che tempo fa avremmo considerato di morte. È anche l'idea che un gruppo di persone di un ospedale qualsiasi riesca a realizzare una cosa così tremendamente complicata». Salvare un annegato è ben diverso da come si vede in televisione: è necessario che decine di persone eseguano correttamente migliaia di fasi terapeutiche, coordinandosi alla perfezione. Cosa ha salvato la bambina e decine di casi simili? Cosa permette a procedure «tremendamente complicate» di essere portate a termine correttamente? Due cose molto semplici: della carta e una penna. O meglio: una checklist, una lista di controllo.
Atul Gawande introduce il lettore nel mondo della complessità ricondotta all'ordine: lo fa con i suoi «racconti di guerra», storie da sala operatoria che ogni chirurgo esperto come lui ha accumulato in anni di emergenze, ma non esita anche ad avventurarsi in cima ai grattacieli o a bordo di mastodontici bombardieri, in cantieri da migliaia di operai o in cucine con una manciata di cuochi, tra le macerie dell'uragano Katrina o nella cabina di pilotaggio di un volo di linea.
Dal 2006, Gawande è stato incaricato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità della stesura di una checklist per la sicurezza del paziente chirurgico: un dispositivo che, adottato in otto grandi ospedali, si è dimostrato capace di ridurre di oltre un terzo le morti e le complicazioni postoperatorie.
Le checklist hanno cambiato le nostre vite: ed è incredibile scoprire come possono continuare a farlo.

Commenti

Il Correttore 18/08/2011 17:06

Trovo MOLTO scorretto il seguente passaggio della scheda: "Anche se i soccorsi arrivano abbastanza in fretta, quando finalmente la collegano alle macchine la bambina è morta da due ore. Eppure le cure a cui viene sottoposta in ospedale iniziano a sortire i primi effetti: nel giro di qualche ora la temperatura sale, il sangue riprende a circolare, il cuore a battere. La bambina vivrà." Se la bambina è morta da due ore, è morta. O si vive o si muore. Dunque, la bambina SEMBRA morta. O si vuol far passare l'idea della resurrezione della carne? Un po' di precisione è gradita.


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