Il trattato di Manu sulla normaManavadharmasastra
2010
Nuova Universale Einaudi pp. LX - 382 € 35,00 ISBN 9788806199777
A cura di Federico Squarcini
A cura di Daniele Cuneo
Prefazione di Aldo Schiavone
Composto probabilmente nel II secolo avanti Cristo e per tradizione attribuito al mitico figlio di Brahma, capostipite dell'umanità, il Trattato di Manu sulla norma è uno dei piú celebri testi antichi di norme etico-politico- giuridiche del mondo antico. È stata una delle primissime opere in sanscrito a essere tradotta in una lingua occidentale (in inglese, nel 1794) e ha avuto lettori entusiasti come Nietzsche. |
Composto probabilmente nel II secolo avanti Cristo e per tradizione
attribuito al mitico figlio di Brahma, capostipite dell'umanità, il Trattato di
Manu sulla norma è uno dei piú celebri testi antichi di norme etico-politico-
giuridiche del mondo antico. È stata una delle primissime opere in
sanscrito a essere tradotta in una lingua occidentale (in inglese, nel 1794)
e ha avuto lettori entusiasti come Nietzsche.
La sua fama è legata alla vastità delle sue trattazioni, che spaziano dai criteri
per l'amministrazione della giustizia alle regole per la vita familiare, dalle
dottrine cosmogoniche alle indicazioni pratiche sull'alimentazione. Ma è
stato anche uno strumento ideologico e di controllo sociale prediletto dalle
compagini brahmaniche ortodosse e viceversa contestato da coloro che, in
vari tempi e per varie ragioni (buddhisti, classi subalterne¿), si sono sentiti
oppressi dalla cultura dominante. Per la prima volta tradotto in italiano
direttamente dal sanscrito (sulla base della piú accurata edizione critica), il
Trattato di Manu viene qui proposto come opera indispensabile per capire
la cultura dell'India, al pari delle grandi saghe epiche del Mahabharata e
del Ramayana.
«La fama del Manavadharma¿astra è senz'altro
legata alla vastità e all'esaustività delle sue trattazioni
in materia di condotta, regalità, criteri
per l'amministrazione della giustizia, regole per
la vita familiare, norme per la formazione degli
intellettuali, dottrine cosmogoniche, pratiche
ascetiche, etica religiosa, ecc. L'ampiezza e il
carattere dei suoi contenuti hanno costituito la
ragione del suo primato, riconosciuto sia dai
commentatori classici indiani sia dai funzionari
britannici ottocenteschi. Costoro se ne sono
ampiamente serviti per costruire la cornice giuridica
con cui hanno tentato di regolamentare e
dominare il complesso orizzonte sociale e culturale
delle colonie sudasiatiche.
Il Trattato di Manu sulla norma, per il suo statuto
e la lunga storia della sua ricezione, è dunque un
testo da cui non può prescindere chi si pone in
una prospettiva comparativa consapevole della
dimensione globale delle pratiche intellettuali».
dall'introduzione di Federico Squarcini e Daniele Cuneo
«1.87. Colui il cui splendore è grande (mahadyuti) ha congegnato attività distinte per quanti sono nati dalla sua bocca, dalle sue braccia, dalle sue cosce e dai suoi piedi.
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