Enciclopedia della musica. II. Il sapere musicale
2002
Enciclopedia della musica pp. XLIX - 1156 € 100,00 ISBN 9788806158507 Indice
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Contributi di Gianna Zanarini
Contributi di Harold Powers
Contributi di Kofi Agawu
Contributi di Nicolas Meeùs
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Contributi di Nicholas Cook
Contributi di Jonathan D. Kramer
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Contributi di Rossana Dalmonte
Contributi di Jean-Jacques Nattiez
Contributi di Isabelle Peretz
Contributi di Marianne Hassler
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Contributi di Paul Griffiths
Contributi di Alejandro Planchart
Contributi di Christophe Deshoulières
Contributi di Daniel E. Commins
Contributi di Pierre Boulez
A cura di Jean-Jacques Nattiez
Che cos'è la musica, che cos'è un musicista, come apprendiamo la musica. |
«Nel Volume secondo di questa Enciclopedia l'espressione "sapere musicale" è assunta in duplice accezione. Il sapere musicale è innanzitutto ciò che sappiamo della musica e dei musicisti. Ciò è oggetto delle prime tre parti dell'opera. Ma anche l'impiego che della conoscenza della musica si fa per trasmetterla, renderla viva, interpretarla. Questo è oggetto delle due ultime parti. Fra le due, le diverse discipline e i diversi orientamenti della musicologia.
Per ciascun punto o problema che ci accingiamo ad affrontare il nostro obiettivo non è stato - compito impossibile - quello di presentare l'insieme delle teorie o dei punti di vista che possono darne contezza, ma al contrario, cosí come avevamo fatto nel Volume primo, di fare appello per la trattazione di ciascun tema a una sola disciplina, spesso innovativa, o a un solo punto di vista. Tranne quando si trattava di offrire una rassegna delle grandi branche della musicologia (storia, teoria, analisi, etnomusicologia, ecc.), non si è proceduto a un'esposizione sintetica e storica di quanto avviene all'interno di ciascuna branca. Si è preferito illustrare la diversità dei metodi e delle discipline mobilitate oggi nella costruzione del sapere musicale, facendole intervenire su un certo numero di questioni specifiche, che non sorprenderanno dopo l'esame che abbiamo appena proposto. [...]
Dalla rassegna presentata in questo volume, necessariamente molto frammentaria nonostante il gran numero di pagine, risulterà senz'altro che la conoscenza del fatto musicale è ormai pluralistica. Non vi è limite alle forme di costruzione dei fatti musicali e ai parametri che vengono privilegiati. Non vi è limite al numero delle discipline e, all'interno di ciascuna di esse, ai paradigmi propri di ciascuna disciplina ai quali il musicologo può far ricorso. Non vi è piú limite alle tipologie di musica che possono costituire oggetto di indagine musicologica. Tale è la nuova situazione di cui la musicologia è testimone in questo inizio di XXI secolo. L'unitarietà di una disciplina a lungo caratterizzata dall'onnipresenza del criterio storicistico ha lasciato posto a una disciplina esplosa e variegata, che trova il suo nettare ovunque si volga a coglierlo. [...]
Il presente volume intende dunque riflettere l'attuale molteplicità dei possibili campi d'indagine della musica e del musicale. Se abbiamo preso posizione a favore di questa pluralità, è soprattutto perché essa corrisponde a ciò che ci appare la reale situazione odierna del sapere musicale. Ma è anche perché l'impresa ci fornisce l'occasione per prevenire tutti coloro che sono interessati alla conoscenza del fatto musicale - lettori, melomani, musicologi, musicisti - da un possibile pericolo: il miraggio del riduzionismo, vale a dire l'atteggiamento che consiste nell'assumere per un dato problema o per un dato settore un solo modo di descrizione, di comprensione e di spiegazione. Cedere al riduzionismo è allettante, in un'epoca in cui con l'aumento del numero di paradigmi scientifici disponibili si allunga la lista di domande che si possono rivolgere alla musica. È altrettanto allettante cedervi quando un nuovo paradigma sembra arrecare risposte talmente illuminanti e innovatrici da relegare nell'ombra i paradigmi del passato. In realtà, l'abbiamo qui ricordato, i paradigmi rimossi possono sempre riaffiorare alla superficie.
Se dal percorso che ci proponiamo in questo volume vi fosse una sola "lezione" da recepire, privilegeremmo questa: chiunque voglia dedicarsi alla comprensione del fenomeno musicale, anche se gli fosse impossibile osservare il fenomeno studiato attraverso le molteplici sfaccettature del poliedro, deve farsi dovere di osservare il principio secondo cui un altro paradigma esplicativo potrà sempre trovar posto accanto a quello da lui privilegiato. Lezione di modestia, probabilmente, e anche di tolleranza scientifica, ma insieme incitamento a pensare la musica "in stereofonia". Non si può penetrare nel poliedro del sapere musicale con una sola chiave».
Da Pluralità e diversità del sapere musicale di Jean-Jacques Nattiez
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