Giulio Einaudi editore

Montanelli l’anarchico borghese

La seconda vita 1958-2001
Copertina del libro Montanelli l’anarchico borghese di Sandro Gerbi, Raffaele Liucci
Montanelli l’anarchico borghese
La seconda vita 1958-2001
Mondadori Store Amazon IBS La Feltrinelli

«Sono un anarchico alla Prezzolini o alla Longanesi. Che è un modo difficile, ingrato, in qualche modo contraddittorio di esserlo».

Indro Montanelli, 1991

2009
Gli struzzi
pp. XIV - 284
€ 18,50
ISBN 9788806189471

Il libro

Cent’anni fa, il 22 aprile 1909, nasceva Indro Montanelli. Nel 2006 Gerbi e Liucci hanno pubblicato Lo stregone, il primo volume della sua biografia (1909-1957), accolto da giudizi assai lusinghieri. Uno per tutti, quello di Mimmo Cándito, direttore dell’«Indice»: si tratta del «più documentato e accurato intervento che mai sia stato compiuto sul lavoro di un giornalista, e non soltanto in Italia; offre un terreno d’analisi che nessuno, finora, aveva saputo percorrere con altrettanta passione, e altrettanto rigore, di ricercatore e di storico». Ora è la volta del secondo e conclusivo volume (1958-2001), anch’esso fondato sullo spoglio di una sterminata produzione giornalistica e su abbondanti fonti archivistiche inedite. Gli attacchi all’Eni di Enrico Mattei. Le polemiche contro Camilla Cederna e i radical-chic. La campagna per Venezia. Il doloroso divorzio dal «Corriere» e la fondazione del «Giornale». L’attentato brigatista. Il lungo sodalizio con Silvio Berlusconi, troncato all’inizio del 1994 dalla «discesa in campo» del tycoon televisivo. Il fallimento della «Voce» e il ritorno nell’alveo materno del «Corriere». Sullo sfondo di queste e altre vicende, viene rivisitata – nei suoi chiaroscuri – l’intera storia politica dell’Italia novecentesca. Ove spicca un battagliero Montanelli, conservatore sì, ma anche libertario e anticlericale, non esattamente quel «bieco reazionario» dipinto per anni da certa vulgata.

È possibile racchiudere in una sola formula la complessa personalità di Indro Montanelli? Il titolo del primo volume di questa biografia – Lo stregone – poneva l’accento sulle «diaboliche» capacità intuitive del giornalista toscano. Ma in quella sede si ricordava anche uno dei nomi presenti nel suo certificato di battesimo: «Schizogene», scherzosa invenzione del padre, perfettamente calzante al figlio, «generatore di divisioni» o «seminatore di zizzania», ovvero una sorta di provocatore professionale. In questo secondo volume, si aggiunge al suo profilo un nuovo fondamentale tratto: anarchico borghese. Pare una contraddizione in termini, ma non è così. Egli stesso si è autodefinito in questo modo: «io sono un anarchico sui generis. Non voglio scardinare lo Stato, sono per la legge e l’ordine, aborro il movimentismo turbolento e l’utopismo chiassoso. Il fatto è che lo Stato, e le istituzioni, vengono incarnati da personaggi dei quali conosciamo tutto, e dai quali subiamo tutto. Lo Stato diventa cioè Potere. E per il potere ho un’allergia profonda e irresistibile».

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