Giulio Einaudi editore

La guerra di Spagna

Una tragedia nazionale
Copertina del libro La guerra di Spagna di Bartolomé Bennassar
La guerra di Spagna
Una tragedia nazionale
Mondadori Store Amazon IBS La Feltrinelli

Una sintesi brillante e innovativa di una delle piú grandi tragedie europee del XX secolo: la guerra civile spagnola. un testo destinato a diventare un classico della storiografia del Novecento.

2006
Einaudi Storia
pp. XVI - 536
€ 28,00
ISBN 9788806176303
Traduzione di

Il libro

Vent’anni dopo l’apertura degli archivi spagnoli, la storia della guerra civile che alla fine degli anni Trenta anticipò lo scontro militare tra nazifascismo, comunismo e democrazia può essere scritta in modo finalmente nuovo. Bartolomé Bennassar, celebre specialista di storia della penisola iberica, ricostruisce con stile brillante le tappe della tragedia nazionale spagnola: la crisi e il collasso della Repubblica, l’edificazione dei due mondi antagonisti, gli interventi militari stranieri e le grandi battaglie del conflitto. Sullo sfondo della mobilitazione mondiale di culture e ideologie, lo scontro tra Rossi e Neri diventa il campo di sperimentazione di eserciti politici e di tattiche di guerra e terrore, il concentrato dei totalitarismi del secolo, il laboratorio delle utopie e delle strategie di disinformazione che avrebbero segnato il Novecento. Un appassionante affresco della preparazione, dello svolgimento e delle conseguenze della guerra di Spagna, dove le vittime di entrambi i fronti acquistano uno spazio fino a oggi sconosciuto lungo il filo di percorsi individuali e collettivi, di carte d’archivio e testimonianze inedite.

«Due decenni dopo il conflitto, un generale franchista confessava: “Tutti noi dovremmo provare vergogna”. Aveva ragione: la guerra civile fu un orrore ripetuto infinite volte. Dopo circa settant’anni, i crimini e i deliri collettivi dei combattenti della Repubblica (i “rossi”) e dei ribelli del 1936 (i “fascisti”) sono stati denunciati, raccontati, legittimati o condannati, ma talvolta occultati, cosí che ancora oggi emergono rivelazioni di massacri a lungo dissimulati. Quando le si considera con attenzione, le giustificazioni non reggono, e meno ancora quelle della repressione seguita alla fine della guerra. L’accanimento della lotta può spiegare gli episodi piú sanguinosi, ma non può essere invocato per rendere conto delle esecuzioni capitali che si svolsero per tanti mesi, addirittura per dieci anni o di piú, dopo il conseguimento della vittoria. Non si devono tuttavia dimenticare o minimizzare le responsabilità dei combattenti della Repubblica, in particolare dell’estrema sinistra, nell’aver scatenato la tragedia, anche solo per cedere alla moda o porsi in sintonia con lo spirito del tempo. La storia non sa che farsene del “politicamente corretto”».

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