Giulio Einaudi editore

Il libro della Shoah italiana

I racconti di chi è sopravvissuto
Copertina del libro Il libro della Shoah italiana di Marcello Pezzetti
Il libro della Shoah italiana
I racconti di chi è sopravvissuto
Mondadori Store Amazon IBS La Feltrinelli

Più di cento sopravvissuti raccontano la loro storia, componendo un grande racconto corale dell'ebraismo italiano. Dal mondo di prima, l'infanzia, la scuola, alle leggi antiebraiche e alla conseguente catena di umiliazioni. E poi l'occupazione tedesca, gli arresti, le detenzioni, la deportazione.

2009
Biblioteca di cultura storica
pp. XXII - 490
€ 42,00
ISBN 9788806196158

Il libro

«Oltre sei milioni di vittime della Shoah da tutta Europa. Oltre ottomilaseicento le vittime italiane, in massima parte uccise nel campo di Auschwitz; pochissimi i sopravissuti. Sono le voci di questi ultimi che il libro di Marcello Pezzetti offre, frutto di dolorose ma lucide testimonianze raccolte dalla Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec). Voci che parlano per l’infinita moltitudine dei sommersi, rimasti senza ascolto».

Giorgio Sacerdoti, presidente Fondazione Cdec

«Penso che ci siano pochi romani più romani degli ebrei romani in generale». (Piero Terracina)

«Le leggi razziali hanno fatto sì che ci sentissimo più ebrei di quello che ci sentivamo prima. Ero diventata qualcosa di speciale, perché avevan fatto delle leggi per me…» (Elena Kugler)

«Non sapevamo che chi in quel momento veniva mandato a destra andava a morte. Io sapevo così poche parole di tedesco, ma ne capii stranamente una: “Alleine?”, sola? e io dissi: “Sì, alleine“, e mi mandarono a sinistra. E il mio destino fu segnato». (Liliana Segre)

«Davanti a me c’era uno del Kommando che portava un regazzino verso un caretto; c’erano due tedeschi, uno dei due gli ha detto: “Férmete! Il regazzino nun l’apoggiare, ma lancialo dentro il caretto!” ‘Sto regazzino poteva ave cinque, sette mesi… quando questo l’ha buttato, inaspettatamente uno dei due ha tirato fuori la pistola… e c’ha fatto il tiro a segno. Avevano scomesso dei marchi, se lo colpiva o nun lo colpiva». (Alberto Sed)

«Gli italiani parlano con disinvoltura delle colpe naziste e non parlano delle colpe italiane. Vogliono l’assoluzione. Io sono stato denunciato da italiani, imprigionato da italiani, messo in un campo di italiani e poi consegnato ai tedeschi per andare a morire». (Nedo Fiano)

«Io maledico il giorno che sono uscita da quel Lager. Non dovevo uscire, non dovevo mai tornare. Non so gli altri, può darsi che sono felici, non lo so». (Ida Marcheria)

Più di cento sopravvissuti raccontano la loro storia, componendo un grande racconto corale dell’ebraismo italiano. Dal mondo di prima, l’infanzia, la scuola, alle leggi antiebraiche e alla conseguente catena di umiliazioni. E poi l’occupazione tedesca, gli arresti, le detenzioni, la deportazione. Complessivamente nel 1943 venne deportato circa un quinto degli ebrei residenti sul territorio italiano: oltre 9000 persone. Nella quasi totalità dirette ad Auschwitz. Ma chi erano gli ebrei italiani? All’inizio degli anni Trenta erano circa 45 000 persone; le comunità più consistenti erano quelle di Roma (oltre 11 000), Milano, Trieste, Torino, Firenze, Venezia e Genova. Comunità, in generale, fortemente integrate nel tessuto sociale del Paese, a tal punto che dopo la liberazione solo un’esigua minoranza dei sopravvissuti scelse, a differenza degli ebrei di altre nazionalità, di vivere altrove. Un mosaico di testimonianze che ha sui lettori un effetto dirompente proprio grazie al fittissimo intreccio di ricordi, traumi, sogni, rabbia, smarrimento, sensi di colpa, e persino speranza, dopo il ritorno alla vita.

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