Giulio Einaudi editore

Storia dell’impero romano dopo Marco Aurelio

Storia dell’impero romano dopo Marco Aurelio
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Lo scrittore racconta con grande vivacità per esperienze dirette o testimoni oculari. Piú che uno storico, quasi un giornalista.

2017
Nuova Universale Einaudi
pp. XVI - 296
€ 28,00
ISBN 9788806227463
A cura di
Prefazione a cura di

Il libro

L’opera di Erodiano ripercorre la storia degli imperatori romani dal 180, anno della morte di Marco Aurelio, fino al 238, anno emblematico del caos politico militare in cui Roma era precipitata, che alla fine vede la nomina del tredicenne Gordiano III dopo l’uccisione in sequenza di ben cinque suoi predecessori. Sono poco piú di cinquant’anni ma molto densi di eventi, anni caratterizzati da forti cambiamenti dei costumi e da personalità di rilievo come Commodo, Settimio Severo, Caracalla, Eliogabalo. Il racconto di Erodiano è sempre avvincente per la vivacità del suo stile e per il fatto che si rifà perlopiú a esperienze dirette o testimoni oculari. Piú che uno storico, quasi un giornalista. La sua Storia dell’impero romano dopo Marco Aurelio è preziosa per la messe di dati e ci permette di indagare le vicende del III secolo come pochi altri autori. Questa nuova edizione riprende (ma senza il testo greco a fronte) quella pubblicata nel 1967 a cura di un grande studioso di storia greca e romana, Filippo Cassola (1925-2006). Con pochi aggiornamenti indispensabili e una prefazione scritta appositamente da Luciano Canfora, che mette in luce le interpretazioni del tardo impero secondo le varie epoche, le ideologie e i diversi modelli di classicità che si sono succeduti dalla fine dell’Ottocento fino a oggi.

Quali notizie abbiamo su Erodiano? Forse liberto, forse appartenente al ceto equestre: comunque funzionario di basso rango dell’apparato statale. Forse nativo di Alessandria, forse, piú probabilmente, di Antiochia. Nulla di certo, in sostanza, si sa su di lui. Quel che può dirsi di lui con qualche fondamento scaturisce semmai dallo stile della sua prosa: efficace ed elegante, e perciò indizio di una provenienza urbana e di una solida formazione letteraria. Il che quadra con l’aspra avversione di questo autore per il mondo «semibarbaro» di Massimino il Trace e delle sue devastanti “orde”. Peraltro sono proprio l’ottimo livello e la grande chiarezza della sua prosa che hanno decretato la sua fortuna presso autori – sia greci sia latini – che nel IV secolo l’hanno messa a frutto.
Dalla prefazione di Luciano Canfora

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