Giulio Einaudi editore

Un raccolto d’oro

Il saccheggio dei beni ebraici
Un raccolto d’oro
Il saccheggio dei beni ebraici
Mondadori Store Amazon IBS La Feltrinelli

Una testimonianza impressionante dell'ampiezza del saccheggio dei beni ebraici durante e dopo la Seconda guerra mondiale: la depredazione sistematica di un'intera società.

2016
Einaudi Storia
pp. 144
€ 20,00
ISBN 9788806211448
Traduzione di

Il libro

Tutto ha inizio da una fotografia in bianco e nero, la cui scena appare familiare: contadini che si riposano dopo il lavoro della mietitura. Gli arnesi servono ormai soltanto da sostegno, mentre davanti al gruppo ritratto è disposto il raccolto. Ma ci accorgiamo poi con orrore che quel raccolto ai piedi del gruppo è fatto di ossa e di teschi umani. Si tratta quindi di un raccolto molto differente. Questa fotografia inquietante è il punto di partenza di Un raccolto d’oro e ritrae un gruppo di «scavatori» sulla collina formata dalle ceneri degli ottocentomila ebrei gassati e cremati a Treblinka tra il luglio 1942 e l’ottobre 1943. Molto probabilmente le persone che vediamo nella foto erano intente a scavare tra i resti umani alla ricerca di oro e preziosi sfuggiti agli assassini nazisti. Questo quadretto dall’aria apparentemente serena è simbolicamente rappresentativo in realtà di due aspetti centrali della Shoah: l’uccisione di massa degli ebrei e il saccheggio dei beni ebraici che l’ha accompagnata. Quest’ultimo aspetto è il tema del libro, che accompagna i lettori attraverso l’Europa per scoprire la depredazione economica di un’intera società.

***

Tutto inizia da una fotografia di gruppo. A prima vista la scena appare familiare: contadini che si riposano dopo il lavoro della mietitura. Ma quando ci accorgiamo con orrore che il raccolto disposto ai piedi del gruppo è fatto di ossa e di teschi umani, il senso di smarrimento cresce. Si tratta di un raccolto di un genere molto differente. Il punto di partenza di Un raccolto d’oro, ritrae, effettivamente, un gruppo di persone sulla collina formata dalle ceneri degli ottocentomila ebrei gassati e cremati a Treblinka tra il luglio 1942 e l’ottobre 1943. L’occupazione di coloro che vediamo nella foto è molto probabilmente quella di scavare tra i resti umani alla ricerca dell’oro e dei beni preziosi sfuggiti agli assassini nazisti. Anche a guerra finita, scavatori andavano alla ricerca di oggetti di valore delle vittime che i nazisti potevano aver tralasciato. La storia racchiusa in questa fotografia in bianco e nero, scattata poco dopo la guerra, e pubblicata sul principale quotidiano polacco nel 2008, simboleggia il saccheggio dei beni ebraici che, nell’intero continente europeo, è andato di pari passo con la Shoah. La spoliazione degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale ha generato occasionalmente attenzione quando banche svizzere sono state forzate a produrre liste dei beni occultati o musei nazionali sono stati costretti a restituire opere d’arte trafugate. Ma il furto dei beni della popolazione ebraica europea non è stato appannaggio del solo regime nazista. Esso è stato perpetrato anche dalla popolazione locale, come quella ritratta nella fotografia.