Giulio Einaudi editore

Moderne icone di moda

La costruzione fotografica del mito
Moderne icone di moda
La costruzione fotografica del mito
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Fu un meccanismo irresistibile quello che si mise in moto quando sei personaggi-chiave dell'immaginario della modernità incrociarono i loro destini con quelli della fotografia.
Da quando cioè uno strumento tecnologico, un po' freddo e impersonale, automatico e impassibile, fece intravedere a questi inguaribili narcisisti un suo lato originale e seducente: dalle sedute di posa negli atelier dei fotografi, dai ritratti privati scattati da professionisti, amici o amanti, poteva scaturire il sogno dell'immortalità idealizzata. E quel sogno d'immortalità poteva per la prima volta essere comunicato, amplificato, esteso all'infinito, a tanti potenziali occhi di ammiratori, fans, adoratori. Primo mezzo utile per la costruzione del mito di massa, tra Otto e Novecento la fotografia sanciva infatti la possibilità di autocelebrarsi in un'immagine riconoscibile, quella della celebrity: una moderna icona di moda.
Il nero assoluto degli abiti di Charles Baudelaire, l'etnico african-style di Nancy Cunard, la trasgressiva sensualità di Vaslav Nijinsky, l'androgino lesbo-chic di Annemarie Schwarzenbach, sono solo alcune di queste ossessioni personali e esistenziali che fotograficamente costruirono un'identità sociale che fu imposta per sempre e visivamente al pubblico e alla memoria collettiva.
Solo nella nuova società dei consumi di massa e nelle nuove città abitate dall'uomo fotografico poteva nascere il prototipo del divo moderno.

2013
Saggi
pp. 256
€ 28,00
ISBN 9788806213121

Il libro

«Le sette fashion mass icons qui indagate
sembrano esemplificare alcuni punti
chiave dell’estetica del modernismo
e insieme le prime attestazioni vestimentarie
o comportamentali di idee
della moda che ancor oggi tornano ciclicamente.
L’icona e Cléo de Mérode,
la ballerina francese che sperimenta
in modo aurorale cosa significa essere
uno stereotipo visivo popolare di massa
imprigionato in un cliché da riprodurre
come merce. La poesia e Charles
Baudelaire, l’interprete speciale della
monocromia luttuosa del nero, il soggetto
tra i piú celebri dell’obiettivo fotografico
dell’amico Nadar che sfida il
pubblico futuro indossando tragiche
maschere ironiche. La danza e Vaslav
Nijinsky, l’angelo volante dei Balletti
russi immortalato da sir Adolf De Meyer
nella sua tuta da fauno, un condensato
esplosivo di trasgressione erotica
ed esotica, il sogno dell’evasione proibita
e della diversità sensuale che si fa
album e manifesto pubblicitario. Il postcolonialismo
e Nancy Cunard, la scrittrice
ribelle e anticonformista che porta
nell’arte e nella vita il credo dei negrophiles,
e che per imporlo e solidificarlo
anche visivamente si fa fotografare da
Man Ray con i bracciali-feticcio africani
che le ricoprono le lunghe e magre
braccia. Il gender-crossing di Annemarie
Schwarzenbach, la piccola svizzera
che tramite la fotografia di reportage
cerca un posto nel mondo, ma che sa
anche usare la fotografia per concedersi in immagini indimenticabilmente chic,
finalizzate alla costruzione di un’identità
non convenzionale e alla diffusione
di un abbigliamento androgino che
è una dichiarazione e una scelta di genere.
Il conformismo e D’Annunzio,
lo scrittore e poeta che combatte con
versi e imprese la mediocrità borghese
e la banalità del normale, che crea vesti
magiche e immaginifiche per le sue
ospiti notturne, ma che nel suo personale
guardaroba del Vittoriale non rinuncia
all’eleganza snob dettata dalla
moda delle élite cui vuole appartenere,
paradossale perché insopprimibile necessità,
per il cantore del monito all’audere
semper
, di omologarsi ai cliché dello
stile del potere».

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