Giulio Einaudi editore

Lo stato sociale di Hitler

Rapina, guerra razziale e nazionalsocialismo
Copertina del libro Lo stato sociale di Hitler di Götz Aly
Lo stato sociale di Hitler
Rapina, guerra razziale e nazionalsocialismo
Mondadori Store Amazon IBS La Feltrinelli

Il nazismo come regime del consenso sociale, il popolo tedesco come complice dei crimini hitleriani. Il volto piú scomodo del Terzo Reich in un libro sul quale la Germania è tornata a dividersi.

2007
Einaudi Storia
pp. XII - 418
€ 24,50
ISBN 9788806178314
Traduzione di

Il libro

Il nazionalsocialismo fu una dittatura implacabile con le popolazioni sottomesse ma compassionevole e compiacente verso il popolo tedesco. La sua principale preoccupazione fu alimentare il consenso della nazione tedesca, con politiche che oggi definiremmo di welfare state. Programmi di sostegno ai piú deboli, sovvenzioni per le famiglie dei combattenti, reti di sicurezza sociale. Il tutto fu finanziato con la rapina selvaggia e sistematica delle nazioni asservite dalla guerra: depredate delle materie prime, colpite nella moneta nazionale, saccheggiate di ogni bene. Ricavando dalla guerra di rapina le risorse per il sistema del consenso, Hitler e i suoi uomini si comportarono come classici uomini politici attenti agli umori dei loro cittadini. Chiedendosi sempre come garantire la soddisfazione del popolo tedesco o quanto meno la sua indifferenza. Per questo la dittatura hitleriana poté contare per la gran parte della sua durata sull’appoggio della maggioranza dei cittadini tedeschi.

«Com’è potuto accadere? Come poterono i tedeschi consentire che in mezzo a loro fossero commessi crimini senza precedenti e in particolare lo sterminio degli ebrei europei? La risposta è chiara. Hitler risparmiò l’ariano medio a scapito delle basi esistenziali degli altri. Per tenere alto il morale del proprio popolo, il governo del Reich rovinò le altre monete europee imponendo contribuzioni sempre piú elevate. Per garantire lo standard di vita nazionale fece predare molti milioni di tonnellate di viveri per sfamare sul posto i soldati tedeschi e trasportare in Germania tutto il resto su cui poté mettere le mani. Con la sua guerra razzista e di rapina, il nazionalsocialismo fece in modo che in Germania vigessero un’eguaglianza e una mobilitazione in funzione dell’ascesa sociale senza precedenti. Ciò lo rese contemporaneamente popolare e delinquenziale. E furono la possibilità di vivere materialmente bene e i vantaggi indiretti tratti dal grande crimine – di cui i singoli non furono personalmente responsabili, ma i cui frutti erano bene accetti – a determinare l’atteggiamento della maggior parte dei tedeschi dinnanzi alle premure del regime. L’assenza nella Germania nazista di un’opposizione interna degna di menzione e la scarsità di sensi di colpa nella Germania postbellica si spiegano con lo stesso contesto storico».

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